Le leggende della moto: un viaggio nel tempo meraviglioso:
Avete mai fatto caso che nella storia sono esistite alcune moto,che dalla loro genesi alla loro dipartita sono non solo entrate nel mito,ma addirittura si sono ricavate un ruolo tutto loro,ovvero quello delle leggende?: molti di voi si aspetterebbero che questi mezzi in dotazione abbiano cilindrate grosse,grandi potenze e prestazioni e dimensioni imponenti: beh non è sempre così,ve lo posso garantire; addirittura a volte si parla di moto anche relativamente "piccole",ma che hanno ottenuto gli stessi record di vendita di altre o che comunque hanno lasciato un segno nella storia delle due ruote: se vi dovessi citare tutti i modelli che sono passati alla storia ci impiegherei troppo tempo a scrivere questo articolo,perciò eccovi una sorta di classifica delle mie preferite: preparatevi ad un bel throw-back,qui si scoperchia un vulcano di emozioni:
La prima è lei: la Kawasaki Z1 900 del 1972:
Partiamo con un gioiello vero,uno di quelli da togliere il fiato: il periodo storico fa presagire una sola parola: meraviglia! Gli ingegneri di Akashi lavoravano al progetto Z1 già dal 1966 addirittura,e pensate che doveva inizialmente essere una 750; oramai giunti alle fasi finali del brevetto,prima della costruzione del prototipo,la Honda ecco che crea nel 1968 la Cb 750 four,"rubando"il progetto della Z; gli ingegneri di Akashi inizialmente si innervosirono molto,ma ripresa la calma,fecero il passo ancora più lungo e crearono la 900: quadricilindrica a 4 tempi,tre freni a disco,903 cc e 82 cavalli,che la portavano già oltre i 200 Km/h nonostante un peso superiore ai 210 kg.
Honda Cb 900 F Bol d'or:
Non ve l'aspettavate lo so,molti potevano pensare che vi avrei parlato dell'arcinemica e allo stesso tempo migliore amica della Z1,bensì ho voluto spolverare un altro mito,di pari cilindrata: 901 cc,95 cavalli,anch'essa quadricilindrica,prodotta dal 1979 al 1983,riprendeva nello stile le linee delle prime maxi-moto degli anni 70'; in questa Honda si può vedere quanto la passione nipponica fosse profonda e quanto entusiasmo ci fosse in quel periodo; questo capitava,perché fino a prima della fine degli anni 60' le cilindrate,salvo piccole eccezioni,non si spostavano dai 500 cc,ed ecco che gli anni 70',gli anni d'oro del motociclismo,furono il punto di svolta nel settore delle grandi cilindrate,e siamo solo all'inizio.
Benelli 900 sei:
Non si possono trascurare gli esperimenti della gestione De Tomaso di Benelli: il costruttore argentino era un nome molto importante in quegli anni; un matto vero; prese le redini dell'azienda fece quello che i cinesi fecero con noi nei primissimi anni del loro arrivo sul mercato europeo,ovvero "copiare" le giapponesi bi,tri,quadri ed esa cilindriche degli anni 70': se già la Tornado 650 bicilindrica era una bella moto,la 750 sei e la 900 sei portarono tutto questo a un livello superiore,e l'ammiraglia era proprio lei,la 900. Prodotta a partire dal 1978,con 80 cavalli,tre dischi anche per lei,quasi 200 km/h e più di 250 kg con il pieno di serbatoio. Roba da matti,da matti veri.
Laverda 1000 3 cilindri:
Continuiamo con le italiane,spostandoci su un marchio veneto,la casa di Breganze,la Laverda: quest'ultima,tra la seconda metà degli anni 60' e gli anni 70' ha creato miti su due ruote che resteranno per sempre nella memoria di chi è appassionato di due ruote: avrei potuto citarvi modelli iconici,come la primissima 650 GT,o le sf ed sfc 750,ma vi voglio parlare di lei,della 1000 a 3 cilindri,un capolavoro(come tutti gli altri) di ingegneria meccanica,del 1976: 980,6 cc,80 cavalli,210 km/h e una componentisitca di prima qualità,in perfetto stile Laverda.
Ducati 750 SS e MH 900 replica:

Mi perdonerete se cito due modelli contemporaneamente,ma se negli anni 90'si citano la 916 e il Monster e per gli anni 80'la Paso e la 851,gli anni 70'di questo marchio bolognese devono essere citati questi due capolavori,uno del 1973 e uno del 1978: qui,tra l'altro si può parlare sul serio di leggenda,nel vero senso della parola,poiché queste due motociclette,non solo rappresentano un fenomeno che poi negli anni 80'prenderà piede,ma hanno entrambe un titolo sulla loro sella,grazie ai due piloti che l'hanno fatta vincere: la prima,la SS,vinse addirittura nel 1972,prima della produzione,con Paul Smart,la primissima edizione della 200 miglia di Imola e la seconda è ancora più iconica: Mike Hailwood la fece vincere nel Mondiale Formula TT del 1978. L'Italia in quel periodo ha sfornato tanti di quei capolavori che non basterebbe una decina di articoli per raccontarvele tutte.
Krauser MKM 1000:
Questa moto non la conoscono in molti: abbiamo parlato di Italia e Giappone,ora soffermiamoci sulla Germania; questa piccola casa tedesca ha vinto due titoli mondiali nel 1983 e nel 1985,in classe 50 e in classe 80,con lo svizzero Stefan dorflinger: in collaborazione con la imponente BMW,l'azienda tedesca creò una delle primissime vere sportive carenate,utilizzando il motore della BMW R90,ovvero la moto con la quale l'inglese Reg Pridmore vinse nel 1976 la primissima edizione internazionale del'A.M.A. Superbike...un bel mix di fattori vincenti; 70 cavalli di potenza,due carburatori Bing da 40 mm,222 km/h,e l'affidabilità dei mezzi tedeschi,il che la rendeva più che invidiabile agli occhi dello spettatore.
BMW K1:
Ecco che si ritorna a parlare di Germania e di moto sportive: questa volta andiamo avanti nel tempo fino al 1988,con un modello a dir poco iconico della casa di Monaco di Baviera,anche se un po'sfortunato: parliamo della BMW più potente in produzione di quel periodo; utilizzando il già collaudato 4 cilindri a sogliola della serie K,quello della K100,per essere più precisi,portato a 100 cavalli tondi tondi creò un capolavoro,rosso giallo e nero,con una carenatura integrale,elementi in vetroresina e prestazioni da sogno per l'epoca: 240 km/h; non vi voglio dire altro,cercatela e guardate i dettagli tecnici,perché questa moto ha seguito il trend della carenatura integrale,che vedremo in seguito su altre moto egualmente straordinarie.
Mi fermo qui,perchè dovrei andare avanti tutto il giorno e il tempo che ho non mi basta per citarvi tutti i capolavori che sono passati alla storia nel mondo delle due ruote: volutamente non ve ne ho paralto a fondo,poiché voglio che voi cerchiate di capire la filosofia dietro a questi mezzi incredibili,le ragioni per le quali sono venute alla luce e quelle per le quali esse sono scomparse,cercatevi le schede tecniche per conoscere ancora più dettagli; lo so,mi sono soffermato solo sulle maxi-moto,ma questo non significa nulla di strano,poiché avremo tempo per vedere anche moto più piccole e di ogni genere e sottogenere,perciò questo è solo il primo articolo di una lunga serie,che arricchirà la vostra cultura in maniera esponenziale.






