martedì 15 marzo 2022

Qualcuno di cui parlare: Aaron Slight

Qualcuno di cui parlare: Aaron Slight

Qualcuno di voi ha mai sentito parlare della scuola motociclistica Neozelandese? Se la risposta è sì significa che, come il sottoscritto, avete una bella cultura motociclistica alle spalle, se la risposta è no non vi preoccupate, son qui apposta. Per chi non lo sapesse la Nuova Zelanda non ha avuto un così elevato numero di piloti che hanno trionfato a livello mondiale e fondamentalmente l'unico che vinse dei titoli mondiali fu Hugh Anderson, vincitore di ben 4 titoli mondiali, con 25 vittorie e 68 podi nella sua carriera, tutto tra 125 e 250. Questo accadde negli anni 60', ma vi posso garantire che tutti i Neozelandesi sono rimasti impressi nella memoria dei motociclisti, poiché il loro stile di guida, la loro maestria e la loro capacità di sorprendere era impressionante. Oggi però sono qui per parlarvi di uno solo di questi straordinari piloti parenti degli australiani, ovvero Aaron Slight.



Quando si parla di lui si parla di un'icona del Mondiale Superbike e delle derivate di serie in generale. Come per Mertens e altri piloti la sua carriera inizia nei campionati nazionali, precisamente in quello 250 in cui Aaron esordisce nel 1984. Successivamente, nelle stagioni 85', 86' e 87' vince questo campionato, guadagnandosi un posto di diritto nel Mondiale per partecipare come wild card alla prima gara in calendario della stagione 88', ma il tutto sfuma in un ritiro. Senza perdersi d'animo nello stesso anno approfitta della novità del momento, ovvero la Superbike, e in men che non si dica salta su una Bimota YB4 e si porta a casa un 7° posto e un 14° posto tra gara 1 e gara 2. Nonostante i risultati non eccelsi nell'89' si ripresenta l'occasione di correre nella SBK, e questa volta non solo arriva terzo in classifica nel campionato Australiano, ma nel circuito di casa, ovvero Mansfield, ottiene il suo primissimo podio, in sella a una Kawasaki ZXR 750. Questa moto lo accompagnerà per tanto tempo e gli farà ottenere parecchi successi, infatti nel 1990, ottiene il suo secondo podio Mondiale, sempre in Nuova Zelanda e arriva 6° alla 8 ore di Suzuka. Il 1991 è ancora un anno da Wild card per giovane pilota, ma riesce ad ottenere ben due podi in Giappone e in Australia (Sugo e Philipp Island) e nel medesimo anno diventa campione australiano e pan-pacifico Superbike. Da qui in poi la carriera di Aaron Slight decolla, infatti dal 1992 diventerà pilota titolare nel Mondiale Superbike, conquistando la sua primissima vittoria ad Albacete e altri 5 podi, posizionandosi 6° in classifica generale. Il 93' è l'anno delle meraviglie per lui e infatti questa volta con una vittoria e 9 podi si riconferma arrivando 3° in classifica finale; inoltre vincerà la sua prima 8 ore di Suzuka. Dal 1994 ci sarà una svolta per il neozelandese, poiché passerà dalla Kawasaki alla Honda RC45, ma non vi crediate che non abbia ottenuto successo anche con quest'ultima, anzi con essa riuscirà a conquistare ancora più vittorie e podi, posizionandosi tre volte terzo e due volte vice-campione del mondo, fino al 1998. Il 99' lo vedrà ancora tra i protagonisti, conquistando i suoi ultimi podi e arrivando 4° a fine stagione. il 2000 sarà per lui l'anno del ritiro, poiché nonostante gli sforzi arriverà solo 8° in classifica con soli posizionamenti a punti.




Bilancio finale: 13 vittorie e 87 podi, 8 pole positions e 26 giri veloci, nonché tre 8 ore di Suzuka vinte consecutivamente (1993-1994-1995). Purtroppo Aaron Slight non ha mai vinto un titolo mondiale, per quanto avesse tutte le carte in regola per farlo, ed è un vero peccato, poiché sarebbe stato un evento unico, però non è necessario che tutti i piloti del mondo debbano vincersi un titolo, anzi tutt'altro. Molte volte coloro che non lo vincono il titolo riescono comunque a passare alla storia, basti pensare davvero a Stephane Mertens o Jules Cluzel, Slight appunto, Randy Mamola o Ben Bostrom e tanti altri, poiché il loro talento incantava e per Slight questo discorso vale ancora di più. Ecco quindi uno dei neozelandesi più forti della storia, l'ultimo insieme a Simon Crafar, di una nazione che oggi è completamente sparita e che non ha più alcun rappresentante, se non fosse per le ragazze Katherine Prumm e Courtney Duncan, che però hanno trionfato in mondi su due ruote totalmente differenti.











mercoledì 9 marzo 2022

Il motomondiale 2022 ha finalmente riaperto i battenti!!!!!

 


L'attesa è finalmente finita!!!! Il Motomondiale 2022 è iniziato!!!

Bentornati!!! Motociclisti e appassionati di tutto il mondo l'attesa è finita!!! Il motomondiale 2022 è finalmente iniziato, precisamente domenica 6 marzo le moto più belle e veloci del mondo hanno disputato la gara inaugurale della stagione a Losail, che ormai da qualche anno è divenuta la tappa iniziale del mondiale su due ruote. Questo week-end, già dalle qualifiche, prometteva molto bene: prometteva divertimento, adrenalina, duelli mozzafiato, e italiani davanti. Volete sapere cosa è successo? Esattamente tre italiani hanno vinto la gara di Losail nelle rispettive categorie: Enea Bastianini in MotoGP, Celestino Vietti in Moto2 e Andrea Migno in Moto3. . . Che dire? Meglio di così non si poteva iniziare e direi che partire dai vincitori è quello che dobbiamo fare, poi dopo mi sposterò su altri elementi di cui discutere un po'.



Partendo dalla classe regina Il riminese Enea ha fatto un capolavoro con la sua Ducati non ufficiale. Partiva secondo in qualifica, dietro al suo quasi coetaneo Jorge Martin (Ducati Pramac); dietro di lui due veterani della MotoGP, ovvero Jack Miller e Marc Marquez, nonché i fratelli Espargaro e Brad Binder. Tutti loro, a parte Martin, avevano più esperienza e/o più vittorie di lui, ma molto intelligentemente il Bestia si è messo tutti dietro, con una gestione di gara degna di un vero campione e passo dopo passo, giro dopo giro, si è portato a casa la sua prima vittoria della carriera in MotoGP e più precisamente la sua settima vittoria Mondiale, dando non solo gioia all'Italia e alla Ducati, ma anche al suo Team, dedicato al grande ed indimenticabile Fausto Gresini, che ci ha lasciati nel 2020. La scena del giovane Enea che abbraccia Nadia Gresini, con le lacrime agli occhi, è stato qualcosa di molto toccante e tutti infatti si ricorderanno di questa vittoria.



Ora passiamo alla categoria di mezzo; qui si partiva con due italiani nelle prime due caselle della griglia, Celestino Vietti in Pole position e Tony Arbolino secondo. Parte la gara e uno dei due scappa in solitaria fin da subito. Il buon Vietti, classe 2001, non ha perso un centesimo, si è messo lì davanti ed indisturbato ha portato la sua Kalex dello Sky Racing Team alla vittoria, comandando giro dopo giro; un dominio in solitaria per un ragazzino che sta crescendo sempre di più. Il caro Tony, invece, ha dovuto fare un po'più fatica ed infatti si è dovuto accontentare del quinto posto, ma non è un problema, perché il Mondiale è appena iniziato e avrà modo di ottenere il suo primo podio. Festa grande comunque perché l'Italia come sempre dimostra di essere una delle nazioni cardine del motociclismo.


Ultima ma non meno importante la classe più piccola, che ha visto l'eterno giovane Migno portarsi a casa la sua seconda vittoria nel Motomondiale, a distanza di cinque anni dalla prima e vi dirò di più. . . Che stile in questa vittoria!!! Occorre dire che inizialmente il primo non era lui, ma il giapponese Ayumu Sasaki sulla Husqvarna, questo fino a otto giri dalla fine, finché il nipponico non ha rotto la carena destra in curva, nel tentativo di salvarsi da una caduta. Costretto dunque al ritiro il nostrano Migno ha potuto sfruttare ancora di più il vantaggio che aveva e che stava guadagnando sempre di più su Sasaki: sì avete capito bene, a otto giri dalla fine, prima del misfatto, Migno era a 3,5 secondi da Ayumu, perciò poteva tranquillamente recuperarlo anche senza l'inconveniente della carena rotta. Andrea ha dimostrato di avere una freddezza di nervi incredibile, non lo riuscivano mai a sorpassare gli altri, appena poteva si toglieva dalla scia e restava davanti a tutti; questo lo ha fatto anche con Sergio Garcia, che nell'ultimo rettilineo, si stava mettendo in scia, ma in maniera molto intelligente ed esperta il buon Migno si è staccato dalla scia non lasciandogli vantaggio aerodinamico, bellissima vittoria.



Ora vi aggiungo qualche dettaglio sugli altri piloti che mi hanno soddisfatto e quelli che mi hanno deluso. Partendo dalla Top class Brad Binder, sulla sua KTM, è arrivato secondo, togliendosi quell'aura del "Vince una gara per dare spettacolo e poi basta". Tutti sono rimasti stupefatti perché il sudafricano quasi invisibile nei test ha tirato fuori una gara stupenda, degna di un vero campione. Pol Espargaro, su questa nuova Honda ufficiale, si è tenuto alle costole il pluri-campione del mondo Marc Marquez e senza troppa fatica si è portato a casa un podio, con una gara gestita piuttosto bene. Poi ovviamente l'Aprilia è sempre di più una certezza come il suo giovane vecchio pilota dal cuore d'oro Aleix Espargaro, che è arrivato quarto, facendo capire a tutti che l'Aprilia è lì, pronta a lottare per il podio. Quinto il Marc, che per evitare rischi e problemi ulteriori, si accontenta del quinto posto, per poi esprimersi meglio in altre gare. Le due Suzuki sesta e settima, Mir e Rins, ci può stare, miglioreranno nelle prossime gare. In Moto2, un immenso e sempre più consistente Aaron Canet secondo, che più di così non poteva fare e un sempre presente Sam Lowes, terzo, che con molta maestria, ha approfittato del marasma tra Ai Ogura e Augusto Fernandez, infilandosi all'interno dell'ultima curva, poi appunto Fernandez quarto, Arbolino quinto e Ogura sesto, non male come inizio. Nella little class invece Sergio Garcia, con la sua Gas Gas è ormai sintomo di buoni risultati e Kaito Toba si porta a casa il suo quarto podio nel mondiale; molto bene anche Deniz Oncu quarto, John McPhee quinto e poi due note di merito, una a Diogo Moreira, il giovanissimo brasiliano che arriva sesto all'esordio assoluto nel Mondiale e infine il fantastico Dennis Foggia, che da ultimo che partiva è arrivato settimo, con una rimonta da cineteca!! Per le delusioni vi voglio dire solo alcuni nomi e voi capirete al volo: Maverick Vinales e Miguel Oliveira, Bo Bendsneyder e l'MV Agusta in generale come costruttore, nonché Joe Roberts. Non ho parlato della Ducati ufficiale volutamente, perché sì iniziare così è piuttosto deludente, ma rega un week-end storto può capitare e mancano ancora 20 gare!! Perciò non esagerate con i commenti negativi, siate pazienti, c'è ancora molto tempo. Spero che l'analisi un po' simil chiacchierata nel bar vi piaccia perché era voluta la cosa, ora la stagione continuerà e spero sempre in questa maniera, che vincano i migliori!!!!!!





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La Storia della Bimota: L’Eccellenza Artigianale delle Moto Italiane Buongiorno Riders e appassionati! Questo è il mio 100° articolo. Anco...