Qualcuno di cui parlare: Aaron Slight
Qualcuno di voi ha mai sentito parlare della scuola motociclistica Neozelandese? Se la risposta è sì significa che, come il sottoscritto, avete una bella cultura motociclistica alle spalle, se la risposta è no non vi preoccupate, son qui apposta. Per chi non lo sapesse la Nuova Zelanda non ha avuto un così elevato numero di piloti che hanno trionfato a livello mondiale e fondamentalmente l'unico che vinse dei titoli mondiali fu Hugh Anderson, vincitore di ben 4 titoli mondiali, con 25 vittorie e 68 podi nella sua carriera, tutto tra 125 e 250. Questo accadde negli anni 60', ma vi posso garantire che tutti i Neozelandesi sono rimasti impressi nella memoria dei motociclisti, poiché il loro stile di guida, la loro maestria e la loro capacità di sorprendere era impressionante. Oggi però sono qui per parlarvi di uno solo di questi straordinari piloti parenti degli australiani, ovvero Aaron Slight.
Quando si parla di lui si parla di un'icona del Mondiale Superbike e delle derivate di serie in generale. Come per Mertens e altri piloti la sua carriera inizia nei campionati nazionali, precisamente in quello 250 in cui Aaron esordisce nel 1984. Successivamente, nelle stagioni 85', 86' e 87' vince questo campionato, guadagnandosi un posto di diritto nel Mondiale per partecipare come wild card alla prima gara in calendario della stagione 88', ma il tutto sfuma in un ritiro. Senza perdersi d'animo nello stesso anno approfitta della novità del momento, ovvero la Superbike, e in men che non si dica salta su una Bimota YB4 e si porta a casa un 7° posto e un 14° posto tra gara 1 e gara 2. Nonostante i risultati non eccelsi nell'89' si ripresenta l'occasione di correre nella SBK, e questa volta non solo arriva terzo in classifica nel campionato Australiano, ma nel circuito di casa, ovvero Mansfield, ottiene il suo primissimo podio, in sella a una Kawasaki ZXR 750. Questa moto lo accompagnerà per tanto tempo e gli farà ottenere parecchi successi, infatti nel 1990, ottiene il suo secondo podio Mondiale, sempre in Nuova Zelanda e arriva 6° alla 8 ore di Suzuka. Il 1991 è ancora un anno da Wild card per giovane pilota, ma riesce ad ottenere ben due podi in Giappone e in Australia (Sugo e Philipp Island) e nel medesimo anno diventa campione australiano e pan-pacifico Superbike. Da qui in poi la carriera di Aaron Slight decolla, infatti dal 1992 diventerà pilota titolare nel Mondiale Superbike, conquistando la sua primissima vittoria ad Albacete e altri 5 podi, posizionandosi 6° in classifica generale. Il 93' è l'anno delle meraviglie per lui e infatti questa volta con una vittoria e 9 podi si riconferma arrivando 3° in classifica finale; inoltre vincerà la sua prima 8 ore di Suzuka. Dal 1994 ci sarà una svolta per il neozelandese, poiché passerà dalla Kawasaki alla Honda RC45, ma non vi crediate che non abbia ottenuto successo anche con quest'ultima, anzi con essa riuscirà a conquistare ancora più vittorie e podi, posizionandosi tre volte terzo e due volte vice-campione del mondo, fino al 1998. Il 99' lo vedrà ancora tra i protagonisti, conquistando i suoi ultimi podi e arrivando 4° a fine stagione. il 2000 sarà per lui l'anno del ritiro, poiché nonostante gli sforzi arriverà solo 8° in classifica con soli posizionamenti a punti.
Bilancio finale: 13 vittorie e 87 podi, 8 pole positions e 26 giri veloci, nonché tre 8 ore di Suzuka vinte consecutivamente (1993-1994-1995). Purtroppo Aaron Slight non ha mai vinto un titolo mondiale, per quanto avesse tutte le carte in regola per farlo, ed è un vero peccato, poiché sarebbe stato un evento unico, però non è necessario che tutti i piloti del mondo debbano vincersi un titolo, anzi tutt'altro. Molte volte coloro che non lo vincono il titolo riescono comunque a passare alla storia, basti pensare davvero a Stephane Mertens o Jules Cluzel, Slight appunto, Randy Mamola o Ben Bostrom e tanti altri, poiché il loro talento incantava e per Slight questo discorso vale ancora di più. Ecco quindi uno dei neozelandesi più forti della storia, l'ultimo insieme a Simon Crafar, di una nazione che oggi è completamente sparita e che non ha più alcun rappresentante, se non fosse per le ragazze Katherine Prumm e Courtney Duncan, che però hanno trionfato in mondi su due ruote totalmente differenti.