mercoledì 19 gennaio 2022

50° articolo: un piccolo regalo per voi

La mia passione per le moto: come è nata? E dove mi ha portato?


Avete mai provato a pensare come è nata la passione più longeva che avete avuto nella vostra vita? Fate questo sforzo mentale; un giorno, quasi per caso, avete visto o notato che un determinato oggetto vi provocava una piacevole sensazione, vi piaceva al punto di osservarlo spesso, come in un'infatuazione amorosa e da lì avete deciso di dedicargli/le il tempo che ritenevate necessario. Alcune di queste passioni nascono a causa di eventi esterni a volte ed è qui che entro in gioco io. Era l'ormai lontano 2013, quasi nove anni fa nasceva la mia più grande e duratura passione. Chi se lo aspettava? Ricordo molto bene che negli anni precedenti al 2013, mio padre era solito prendere il giornale di "In Sella" (il mensile che tutt'ora colleziono) e dopo averlo letto lo porgeva a me dicendomi: "Tieni Luca, guardati due o tre moto". Io lo prendevo e giuro che non guardavo praticamente nulla, lo sfogliavo a una velocità tale da non ricordare  neanche un modello. . . o quasi. Nel mio distaccamento mentale da quel mondo due moto mi piacevano, la Triumph Thunderbird 1600 e la Pagsta Regal Raptor. Ritorniamo ora all'anno magico. In quel periodo io dovetti affrontare l'esame del cinquantino e di conseguenza comprai la mia prima "moto". Vorrei parlarvi del mio Derbi GP1 50 Open, ma lo farò più avanti, ora il mio scopo è un altro.
Se c'è una cosa di cui vado fiero è proprio questa passione; fino ad ora mi ha portato solo gioie e soddisfazioni, poiché non solo mi ha aperto la mente su un mondo che non conoscevo, ma mi ha fatto dire: "Un giorno io lavorerò in quell'ambito", e tutt'ora ne sono convinto. Devo ammetterlo, questa è una passione pericolosa, ma quale non la è? O meglio: quale passione che non riguardi uno sport non la è?



Tutto ciò che però ho appreso da questo mondo è che non c'è nulla di più umano e empatico come il mondo delle due ruote; l'ho potuto constatare attraverso alcuni episodi della mia vita; ricordo perfettamente quando all'EICMA del 2018 incontrai Max Verderosa, pilota vincitore ben due volte del Campionato Europeo Supermotard e campione italiano, nonché vincitore di due gare anche a livello mondiale. Ricordo il calore con il quale mi accolse nel suo stand e mi chiese di fare la foto con lui anche se non sapevo chi fosse in quel momento. Un altro esempio può essere la conversazione che ho avuto con Davide Giugliano, pilota campione del mondo della Superstock 1000 nel 2011 e autore di 14 podi nel Mondiale Superbike; l'umanità che ha dimostrato nelle sue parole difficilmente l'ho trovata. Un ultimo episodio riguarda le conversazioni in chiamata che ho avuto con il direttore e i responsabili del Motoclub Vittorio Alfieri riguardo alla Sei Giorni di Enduro 2021.



Tutto questo per dirvi cosa? La mia passione non si fermerà mai, davvero. Se vivere questo mondo ti regala queste emozioni perché non continuare? Fino ad ora per alcuni potrei aver dilagato e parlato al vento, ma non è così. Avete letto i due nomi delle due moto che ho citato sopra? Una delle due si chiama Regal Raptor ed era come la Triumph una Custom. C'è un motivo dietro a tutto, un motivo dietro a ogni mio piccolo gesto nei confronti di questo mondo meraviglioso. Io ho sempre amato le Custom, anche se ora apprezzo ogni moto esistente all'incirca, grazie allo sviluppo e all'affinamento della mia passione. Ed ecco che come in un Dejà vu nella mia vita riappare un nome, a distanza di 10 anni e quel nome è proprio Regal Raptor, la moto dei miei sogni, che come in un libro delle favole mi è apparsa dal nulla, quasi per miracolo, quasi come la mia passione e non vedo l'ora di potervela mostrare un giorno per farvi capire che è mia, finalmente.

In conclusione posso dirvi soltanto questo: qualunque passione abbiate non lasciatela scappare, inseguitela, rincorretela, rischiate per lei, ma non abbandonatela, anche se il mondo intero sarà contro di voi in modo da non avere rimpianti per il resto della vostra vita, perché se lotterete per qualcosa, con più fatica o con meno, la otterrete.

domenica 9 gennaio 2022

Le "piccole" meraviglie degli anni 70' e 80': un'epoca indimenticabile che nessuno potrà mai cancellare.

Le "piccole" meraviglie degli anni 70' e 80': un'epoca indimenticabile che nessuno potrà mai cancellare.

Buongiorno a tutti voi motociclisti e appassionati; dopo una breve pausa delle vacanze di natale rieccomi con un tema davvero interessante sotto certi punti di vista: vi avevo già parlato in precedenza delle più belle moto degli anni 70' e 80', nominandovi mostri sacri mai dimenticati nel tempo. . . all'epoca però vi parlai solo di moto di grossa cilindrata, mentre oggi voglio nominarvi modelli che rappresentano cilindrate più piccole che però hanno lasciato un segno indelebile nella mente e nei cuori dei motociclisti di tutto il mondo.  


Suzuki RGV 250 Gamma

Iniziamo con una meraviglia delle quarto di litro, l'arma più potente di Hamamatsu, prodotta dal 1988 al 1999, 11 anni in cui questo missile su due ruote occupava le strade; il suo motore bicilindrico a due tempi con una potenza che partiva dai 45 cavalli e arrivava ai 61 cavalli nelle versioni più potenti, la colorazione Racing e il suo sound unico rendevano questo gioiello un oggetto di valore e desiderato da tutti gli amanti dei cordoli, grazie anche alla sua scheda tecnica da capogiro.





Kawasaki KR-1 250: 

continuiamo ora con un'altra quarto di litro carenata, sempre giapponese ma questa volta viene da Akashi: prodotta dal 1988 al 1992, ebbe meno successo della Suzuki, ma le sue doti non erano di certo inferiori a quelle del falco di Hamamatsu: 55 cavalli, bicilindrica a due tempi e con degli enormi carburatori la rendevano un'arma micidiale per la pista; a differenza della rivale quest'ultima aveva vinto il titolo mondiale giusto l'anno prima, nel 1987 con l'incredibile Anton Mang.




Honda NSR 125 f: 


ora ci spostiamo nel mondo delle scarenate, con una moto che nessuno si aspettava in quel periodo; una scarenata. Nel bel mezzo di un mondo carenato la casa di Kyoto si impose con una moto di soli 125cc, il cui simile non troveresti nel mondo di oggi. Anche qui ci troviamo nel 1987/1988. Senza carena e dotata di soluzioni tecniche all'avanguardia per l'epoca questa fu l'antenata delle naked, insieme con la Cagiva Mito scarenata del 1990 e l'Aprilia Europa del 1989; meno potente ed estrema di altre, ma comunque con 28 cavalli e un sibilo inconfondibile, acuto, unico nel suo genere: l'estetica tagliente e il prezzo più che abbordabile (5.000.000 di lire) hanno reso questo capolavoro dell'industria giapponese un mito intramontabile.




Moto Morini 3 1/2: 

dopo un po'di orgoglio giapponese passiamo a qualcosa di nostrano, con una moto che tutt'oggi i veri appassionati riconoscono da lontano, dal suo sound di un bicilindrico a quattro tempi e per nulla esasperato. . . parlo della Morini 3 1/2, e siamo nel 1980, molto prima del fermento delle carenate; questa moto "scrambler" riportava i segni del periodo d'oro che erano stati gli anni 70'; le linee affusolate, l'eleganza e la raffinatezza delle migliori italiane di quel periodo e un motore "semplice" rendevano questa 350 una meraviglia per gli occhi. Le versioni erano tante ma la Gt era la più bella.




MV Agusta 350 Ipotesi e Moto Guzzi Imola 350 (V 35): 


come avevo fatto nel vecchio articolo cito due moto a tempo, ovvero due piccole meraviglie dell'industria italiana: la prima una 350 degli anni 70' che cercava di seguire il filone delle sportive dell'epoca che vincevano i Mondiali con Agostini e Read, la seconda una nuova frontiera della produzione delle moto di Mondello, dedicata ai più giovani, con il classico motore a V di 45° in puro stile Guzzi. Belle linee, una semi-carenata, l'altra completamente carenata. 35 cavalli la Imola, 34 la Ipotesi: quella dei conti prodotta tra il 1975 e il 1977, mentre l'altra tra il 1979 e il 1982. Quest'ultime non ebbero lo stesso successo della Morini, ma hanno fatto parte di quel filone delle 350 degli anni 70-80, che imperversava grazie al mondiale 350, che terminò poi nel 1982; da qui l'Italia non si fermò, infatti i motori 350 sulle moto italiane diedero vita a modelli indimenticabili, come le Ducati Desmo 1, la Scrambler e ancora la GTL e la Pantah 350, tutte le altre Guzzi, la Benelli 350 quattro, la Morini Dart, la Laverda 350 e altre ancora.


















100

La Storia della Bimota: L’Eccellenza Artigianale delle Moto Italiane Buongiorno Riders e appassionati! Questo è il mio 100° articolo. Anco...