giovedì 26 maggio 2022

Una storia travagliata e altalenante per un marchio glorioso: l'MV Agusta nelle competizioni

Una storia travagliata e altalenante per un marchio glorioso: 

l'MV Agusta nelle competizioni

Come un rombo di tuono sono di nuovo pronto a scrivere un'altra storia di competizioni mondiali: fino ad ora mi sono occupato di un solo marchio italiano, ovvero l'Aprilia, ma ora è tempo di lasciare spazio ad un altro nome parecchio importante: sto parlando dell'MV Agusta. . . nonostante oggigiorno di questo marchio glorioso non si parli molto bene, una cosa è certa: nel passato era il riferimento per quanto riguardava la scuderia dei piloti italiani: nel Mondiale prototipi vanta ben 274 vittorie e ben 37 titoli mondiali costruttori e 38 titoli piloti, tra 125, 250, 350 e 500: dopo il 1977 la casa dei conti Agusta si ritirò dall'agonismo, ma nel 2004, con la nascita di un'erede di quella meraviglia che fu la F4 750 di Massimo Tamburini, ovvero la F4 1000, la storia era pronta a risorgere; ma il marchio ha riacquisito quella fama di un tempo? Il momento di scoprirlo è proprio qui, in questo articolo. 



Innanzitutto una precisazione: la moto, meravigliosa per gli occhi e con una meccanica eccezionale, materiali più che raffinati e una componentistica da sogno la rendevano più un gioiello da esposizione; ma nel medesimo periodo in cui ci si prestava a rivedere il ritorno della MV la Ferrari si fece avanti per creare un mito intramontabile di quel periodo, ovvero la F4 RR 312, definita tale perché si diceva toccasse i 312 km/h su strada. . . non si è mai chiarito se questo dato fosse certo oppure solo una manovra di marketing per spingere gli acquirenti a comprarla, ma ecco che la scelta di schierarla nel Mondiale Superstock 1000 non fu una delusione: anno 2005 e il gioiello su due ruote ottiene il primo podio grazie a Vittorio Iannuzzo, e Ayrton Badovini si piazza dodicesimo a fine mondiale con un quinto posto in gara come miglior risultato (Iannuzzo è 14°), ma non è finita qui, perché il 2006 fa dire a tutti: l'MV Agusta può vincere il suo primo titolo mondiale ed ecco che due piloti, il giovane Luca Scassa e il confermato Badovini compiono una magia: due vittorie e quattro podi per il primo e una vittoria e sei podi per il secondo; nonostante tutto né il titolo piloti né quello costruttori arriva, ma la moto italiana entra nel mito e i due piloti si posizionano terzo e quarto nella classifica mondiale. Il 2007 vede ancora un piccolo barlume di speranza, con una vittoria e un podio di Badovini, che arrivano però solo a fine stagione, quando ormai la leadership si era già formata. Purtroppo l'eccessiva delicatezza del mezzo e la difficoltà nel raggiungere l'obbiettivo massimo fanno perdere d'animo il team che si ritira così dall'agonismo, dopo sole due stagioni. Bilancio finale della Stock: 4 vittorie e 13 podi. E in Superbike?


Vittorio Iannuzzo

Luca Scassa
Ayrton Badovini















Nella Top class delle derivate di serie la moto italiana non è quasi mai apparsa, se non con poche wild  card a dir poco fallimentari; soltanto dal 2014 viene impiegata a tempo pieno nel Mondiale e l'italiano Claudio Corti, nel 2014 si posiziona diciassettesimo con un ottavo posto in gara come miglior risultato. Dal 2015 il pilota di punta diventa Leon Camier. Il britannico, seppur senza podi o vittorie riesce nel 2016 e nel 2017 a portare la F4 RC due volte consecutivamente nelle prime dieci posizioni del mondiale; arriva 8° per essere precisi con una sequela di risultati a punti più che consistenti e soprattutto una notevole e lodevole costanza. Nel 2018 è il turno dello spagnolo Jordi Torres, che come Camier porta la sua MV Agusta a punti parecchie volte durante la stagione, ma è solo 13° a fine mondiale. Dopo questa stagione avverrà il ritiro simultaneo di due case italiane, tra cui appunto l'MV. A questo punto voi vi chiederete: "Luca, ma c'è qualcosa per cui gioire oppure ci dobbiamo tagliare le vene"? Ebbene non vi prometto nulla, ma un modo per risollevare gli animi ce l'ho, perché ora ritorniamo al 2013 con una nuova moto, la sorella più piccola della 1000, la F3 675!!!

Claudio Corti

Leon Camier

Jordi Torres







Il mondiale Supersport non vedeva una casa italiana dal 2007, anno del ritiro definitivo per la Ducati con la sua 749, ma ecco che la F3 si stagliò in mezzo alle case nipponiche. Fin dal suo esordio era calibrata, precisa, azzeccata e performante: Roberto Rolfo e Christian Iddon realizzano i primi podi (2 per il primo e uno per il secondo) e Rolfo è 6° a fine stagione. Il 2014 è un anno ottimo per la piccolina, che con il francese Jules Cluzel si posiziona seconda a fine mondiale con tre vittorie e 7 podi totali, sfiorando l'occasione del titolo. L'anno successivo vengono schierati tre piloti, ovvero Lorenzo Zanetti, Jules Cluzel e Alex Baldolini. I primi due sono terzo e quarto a fine mondiale, Zanetti con 6 podi e Cluzel con altre 3 vittorie e 7 podi, mentre Baldolini è 8° nella classifica senza podi. Il 2016 vede nuovamente il francesino nuovamente vice campione del mondo con la F3 675, con due vittorie e cinque podi, senza dimenticare 3 podi di Gino Rea (7° a fine mondiale) e Baldolini di nuovo ottavo come una fotocopia. Il podio arriva inaspettatamente anche da Nicolas Térol. L'ultima vittoria della MV Agusta in  questa categoria è del 2017 ed è firmata da Roberto Rolfo, colui che aveva fatto esordire la F3 quattro anni prima e l'americano Patrick Jacobsen si porta 6° a fine mondiale con tre podi. Tra il 2018 e il 2020 ci sarà un italiano che regalerà delle belle soddisfazioni all'MV, ovvero Raffaele De Rosa, che in tre stagioni collezionerà 10 podi, arrivando tre volte di fila 6° in classifica generale. Per concludere il 2021 vedrà una svolta: il finlandese Niki Tuuli sarà autore di 3 podi che gli daranno "solo" l'11° posto in classifica mondiale a causa di una stagione travagliata e di una 675 un po' "obsoleta". In questo 2022 l'MV Agusta è rimasta e per il momento con Tuuli e la F3 800 RC si parla di risultati a punti e un buon sviluppo. . . chissà se farà ancora meglio della 675??

Patrick Jacobsen

Niki Tuuli

Christian Iddon

Alex Baldolini

Jules Cluzel

Gino Rea

Roberto Rolfo

Raffaele De Rosa















Per concludere voglio dire questo: l'MV Agusta non è più il marchio di un tempo: i suoi successi sportivi sono molto limitati, ma non inesistenti. . . Ciò che resta da fare al Reparto Corse della casa italiana più rinomata del passato agonistico delle corse su due ruote è concentrarsi sullo sviluppo della F3 800, che potrebbe diventare un'arma da titolo nelle mani giuste: fondamentalmente ci sono vari fattori che hanno determinato l'insuccesso della storia moderna di questo marchio, ma una cosa è certa. . . Si tratta di una casa italiana che tutt'oggi produce tra le più belle moto del mondo, con un'estetica da togliere il fiato e con schede tecniche da fare impallidire le rivali. Chi l'ha saputa apprezzare l'ha resa competitiva e chissà se nell'anno del ritorno, ovvero il 2025, vedremo trionfare davvero questa moto in SBK: gli interrogativi sono tanti e le emozioni ancora di più; per il momento godiamoci la F3 800 di Tuuli, che rimanga lì per un po' e la storia finisce qui, alla prossima storia!!




La BMW nelle competizioni: una sorpresa dopo l'altra

La BMW nelle competizioni: una sorpresa dopo l'altra
















Eccoci di nuovo qui riuniti per celebrare un altro capitolo di competizioni e moto meravigliose, ma questa volta vi parlerò di un marchio. . . inaspettato, ovvero la BMW. Alcuni di voi potrebbero storcere il naso, pensando alla casa Bavarese come un marchio in grado di produrre moto da corsa e titoli piloti e costruttori, eppure è successo. Inizio subito con il dire che la BMW ha cominciato la sua attività sportiva più presto di quanto voi pensiate; già negli anni 30' piloti come Georg Meier, soprannominato "Il Sergente di Ferro" e altri avevano portato le motorone 500 tedesche a vincere titoli europei e nazionali, senza dimenticarci di alcune vittorie al Tourist Trophy e altre piccole chicche che vedremo insieme. Questo però riguarda i prototipi, mentre la vera rivoluzione è avvenuta nel 2009, con l'arrivo della S 1000 RR sul mercato.

A partire dagli anni '20 la gara di durata più importante è stata il Bol d'Or, gara che si disputò su diversi circuiti francesi e dal 1937 venne definitivamente fissata al Circuito di Montlhéry. Nel 1948 la BMW piazzò tre moto ai primi 3 posti, con i fratelli Lenglet su R51RS ai primi due e terzo Betemps con un sidecar. Dopo due secondi posti nel 1957 e nel 1959, nel 1960 due BMW occuparono i primi due posti con Maucherat/Vasseur e Bargetzi/Manteau, prima che il Bol d'Or venisse sospeso per diversi anni.
Ma altre importanti gare venivano disputate ed un primo successo venne ottenuto nell'ottobre del 1954 alla 24 ore australiana per moto di serie, grazie a Jack Forrest, Don Flynn e Les Roberts con una R68 senza particolari modifiche rispetto a quelle in commercio, come prevedeva il regolamento.
Nel 1955 vennero istituite due prestigiose gare: la 9 ore di Thruxton in Inghilterra (successivamente modificata in 500 miglia) e la 24 ore di Barcellona sul Circuito del Montjuich. Dopo una prima apparizione nel 1958, la BMW R69 colse la vittoria nel 1959 in entrambe queste gare, rispettivamente con Bruce Daniels e John Lewis nella prima e lo stesso Daniels con Peter Darvill nella seconda. Questi piloti inglesi facevano parte del team MLG che stabilirà anche alcuni record di velocità. Nel 1960 a Thruxton corse con la BMW R69 il futuro 7-volte campione del mondo Phil Read, ritirandosi per una caduta. A Barcellona, la BMW vinse di nuovo nel 1961 con Darvill e Price su una R69S, seguita nello stesso anno dalla vittoria nella 1.000 km di Silverstone.
Negli anni '60 la coppia olandese formata da Herbert Spahn e Rob Noorlander vinse per 4 volte (1963-1967-1968-1969) la 6 ore di Zandvoort.
Le BMW tornarono alle gare nei primi anni settanta con la nuova moto R75/5 di 750 cm³, che però non riuscì a cogliere significativi risultati. Le cose cambiarono però con l'arrivo della R90S che, opportunamente modificata, colse alcune importanti successi. Infatti, dopo alcuni piazzamenti con le R75/5, Helmut Dahne e Hans-Otto Butenuth colsero la vittoria al Production TT all'Isola di Man nel 1976. Nelle gare americane, le moto preparate dal team Butler&Smith vinsero con Reg Pridmore ad Ontario in California nel 1974 e successivamente primeggiarono con Steve McLaughlin e lo stesso Pridmore nel 1976 a Daytona (primo e secondo posto), a Laguna Seca ed a Riverside.

BMW R68

BMW R90 S

BMW R51 RS

BMW R69S

BMW R75/5






















Purtroppo per anni non si vide più altro della casa bavarese; per molti anni la produzione si concentrò su moto di altro genere, da stradali turistiche a maxi-endurone, fatta eccezione per alcuni modelli più isolati come la 980 Bol d'Or, la K1 del 1988 e la K 100 Rs... ma lungi da me il demoralizzarvi poiché dopo la particolare HP2 Sport da 133 cv bicilindrica con il motore Boxer, ecco che nel 2009 la BMW si presta a riscrivere la storia. Nasce così la S 1000 RR, meravigliosa per gli occhi, inconfondibilmente tedesca ma innovativa per i tempi, aggressiva e veloce; tutti se ne innamorarono, anche perché ai tempi fu la prima moto da strada di quella cilindrata e con quel frazionamento (1.000 cc/ 4 cilindri in linea) a superare i 190 cv (193 per la precisione). Fin da subito i Team la schierarono nel Mondiale Superbike e nella Superstock1000 e qui, purtroppo ci saranno due strade differenti: la prima molto travagliata, la seconda completamente agli antipodi. 

BMW R1 Concept

BMW K1

BMW 980 Bol d'Or
In Sbk:
la prima apparizione è appunto del 2009; il team tedesco ufficiale schiera due grandissimi piloti, Troy Corser e Ruben Xaus, ma purtroppo i due veterani raccolgono solo punti posizionandosi rispettivamente tredicesimo e diciassettesimo. Arriva il 2010 e questa volta c'è un piccolo miglioramento: i piloti rimangono i medesimi e l'australiano ottiene due podi posizionandosi undicesimo, mentre Xaus continua a fare solo punti e questa volta è quindicesimo. Fiduciosi del progresso fatto l'anno precedente il Team tedesco chiama un altro pilota, l'immortale Leon Haslam ed ecco che il britannico porta la BMW al quinto posto in classifica generale con tre podi e l'italiano Ayrton Badovini la porta al decimo senza podi, ma in maniera del tutto inaspettata!! Purtroppo l'australiano, oramai a fine carriera, questa volta è solo quindicesimo. . . Se pensate che il 2011 con i primi due nomi fosse una bella sorpresa ora arriva il meglio. 2012 e qui Marco Melandri fa vincere alla moto bavarese ben 6 gare e collezionando altri 5 podi, arrivando terzo nella classifica finale!! Haslam si ripete con i podi, che questa volta sono 5 e arriva 8° a fine mondiale; per non tralasciare nessuno anche altri due italiani portarono la S 1000 RR a podio, uno a testa, nel Gp di Donington: Michel Fabrizio e il buon Badovini, rispettivamente posizionatisi 11° e 12° a fine stagione.
Il 2013 si può definire ancora una stagione piuttosto buona, seppur meno esplosiva della precedente, poiché questa volta le vittorie sono di nuovo 6, ma non di un solo pilota, ma di 2; 3 vittorie di Melandri e tre dell'indimenticabile Chaz Davies, più ovviamente altri podi di quest'ultimi. Purtroppo dal 2014 al 2018 la S 1000 RR vivrà un periodo molto arduo; solamente nel 2016 lo spagnolo Jordi Torres porterà la moto tedesca sesta a fine mondiale e nona nel 2017, purtroppo senza collezionare podi o pole positions o giri veloci. Dopo ben 6 anni di silenzio arriva il primo salvatore, ovvero Tom Sykes, che con la nuova e rivoluzionata S 1000 RR conquista ben 4 podi e una Superpole, arrivando 8° a fine mondiale. Nel 2020 arriveranno solo due Superpole, una di Sykes e una di Laverty, ma si posizionano solo 12° e 15° a fine mondiale. I tedeschi allora studiano una moto ancora più performante e nasce così la M 1000 RR e incredibilmente, nel 2021, dopo otto anni dall'ultima vittoria di Davies, conquista una vittoria con il funambolo Michael Van Der Mark, che aggiunge altri due podi e due giri veloci; con una più che discreta stagione arriva 6° a fine mondiale e il buon Sykes, seppur a fine carriera, riconquista due podi e una Superpole, arrivando 12° in classifica finale. Chissà se con questa nuova moto il destino di questa moto meravigliosa sarà più clemente. In conclusione 13 vittorie e 50 podi hanno reso la S 1000 RR una moto altalenante nei risultati, per quanto ben studiata e congeniata per stare al passo con le altre. Con i piloti giusti ha trionfato a modo suo, ma ogni anno sembra fare sempre più fatica a causa dell'estremizzazione delle modifiche del regolamento SBK: le annate d'oro che possiamo riassumere in 2011, 2012 e 2013, sono state tali poiché in quel frangente l'ottima scelta dei piloti, unita a un pacchetto tecnico azzeccato e adatto al regolamento di quei periodi, hanno fatto sembrare la moto tedesca un'arma da titolo.
Ayrton Badovini

Eugene Laverty

Chaz Davies

Leon Haslam

Jordi Torres

Marco Melandri

Michael Van Der Mark

Leon Camier

Ruben Xaus

Troy Corser

Tom Sykes
















In STK1000: 
Eccoci nella Stock e qui per la BMW S 1000 RR/ HP4 si scoperchia un vulcano di emozioni!!
Al contrario della Superbike nel 2009 la moto non viene schierata, ma nel 2010 sì e in men che non si dica Ayrton Badovini domina l'intera stagione portandosi a casa il titolo mondiale piloti e quello costruttori con 9 vittorie su 10 gare del calendario, e il francese Sylvain Barrier si porta 6° a fine stagione con due podi. Il 2011 resta comunque un buon anno con Barrier e Zanetti che si copiano la stagione; entrambi una vittoria e cinque podi, terzo e quarto a fine mondiale, mentre Markus Reiterberger e Fabio Massei completano la top10 della classifica generale andando a punti. Il 2012 è di nuovo un anno dorato, con Barrier che si porta a casa il titolo mondiale con 4 vittorie e altri due podi: i podi poi arrivano anche da Reiterberger (1), da Lorenzo Baroni (2) e uno del buon Michele Magnoni da wild card, ripetendosi dopo il podio dell'anno precedente. Arriva il 2013 e la magia si ripete, con il francese che conquista 5 vittorie e altri due podi: titolo piloti e titolo costruttori e non è finita qui. . .
Il 2014 è un anno vuoto ma il 2015 invece vede il buon Roberto Tamburini arrivare vice-campione del mondo con 3 vittorie e altri tre podi. Siamo nel 2016 e qui l'italiano Raffaele De Rosa la spunta su tutti, con due vittorie e cinque podi, vincendosi il titolo mondiale; il cileno Maximilian Scheib si vince poi una gara da Wild Card. Il 2017 non è un anno altrettanto glorioso ma la moto bavarese porta comunque a casa due vittorie, una di Marco Faccani e una del buon Reiterberger, più un podio di Federico Sandi. Incredibilmente la Superstock 1000 si chiude nel 2018 con una stagione ottima della BMW: Reiterberger diventa campione conquistando 4 vittorie e altri due podi e Tamburini si ripete come vice-campione con una vittoria e cinque podi, senza dimenticarci del podio di Alessandro Delbianco. 
In conclusione, 33 vittorie, 5 titoli mondiali piloti e tre titoli costruttori hanno sancito il successo di questa moto che era nata per correre nella Stock 1000; in questa categoria le modifiche meno estreme hanno fatto sì che la BMW S 1000 RR si imponesse più volte in pochi anni; peccato per la sparizione della categoria perché da quel mondo la casa bavarese avrebbe ottenuto solo che fama e successo.
Roberto Tamburini

Sylvain Barrier

Maximilian Scheib

Alessandro Delbianco

Federico Sandi

Lorenzo Baroni

Luca Salvadori

Lorenzo Zanetti 

Ayrton Badovini

Markus Reiterberger 













Robert Muresan
Raffaele De Rosa


Michele Magnoni


Marco Faccani

















Questo marchio non è stato vittorioso tanto quanto altri, ma con dedizione, passione, precisione e intraprendenza i tedeschi hanno saputo creare dei miti a loro modo nel mondo delle corse su asfalto. L'aspetto più ragguardevole della casa bavarese è che quest'ultima non era nata per essere una fabbrica di moto da competizione, perciò fin dagli anni 30' la BMW ha saputo come meravigliare e stupire il mondo. . . Che si trattasse di un motore Boxer bicilindrico, di un 4 cilindri in linea o di un 4 cilindri a sogliola, in qualche modo il punto veniva centrato sempre dai meccanici. Sfortunatamente la SBK non è riuscita nell'intento di rendere questa moto un'arma da titolo, ma ciò non significa che la M 1000 RR attuale sia inadatta alle competizioni, semplicemente è una moto che va capita; come tutte le BMW può diventare un gioiello in grado di regalare forti emozioni e soddisfazioni, se messo nelle mani giuste. Un'altra storia di competizioni e moto meravigliose è finita, alla prossima storia!!

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