venerdì 20 maggio 2022

Case e Competizioni.... La rubrica continua con la Kawasaki!!!!!!

Case e Competizioni.... La rubrica continua con la Kawasaki!!!!!!


Adrien Morillas sulla GPX 750

Doug Chandler nel 1990













Buongiorno a tutti voi e rieccomi con una rubrica che mi aggrada alquanto e oggi ci occupiamo di un altro marchio nipponico, ovvero la casa di Akashi, la Kawasaki. Per chi non sapesse molto di storia delle competizioni questa moto giapponese ha tardato per certi versi ad arrivare, soprattutto rispetto a marchi che, fin da subito hanno fatto incesta di vittorie e titoli. Oggigiorno tutto questo è stato ribaltato, poiché questa casa motociclistica, grazie alle sue Ninja, tra il 2015 e il 2021 è divenuta il simbolo delle derivate di serie, accompagnata, quasi solo esclusivamente dalle Ducati e dalle Yamaha, che come un'ombra infingarda cercano di emergere. Ora però non saltiamo frettolosamente all'egemonia di Jonathan Rea in SBK e ai tempi moderni, perché prima c'è il passato e infatti ora taglio corto con le introduzioni e mi tuffo in questa breve ma intensa storia.
Iniziamo come sempre nel 1988, l'anno di nascita del Mondiale Superbike. In quegli anni la Kawasaki schierò una moto che si discostava molto dalle odierne Ninja, ovvero la GPX 750, versione speciale della GPZ di quegli anni, dotata di 106 cavalli. . . non male per l' 88'. Quasi per esperimento la moto venne schierata solo in alcune tappe e con alcune Wild card e come esordio ottenne un discreto successo, seppur inconsistente per il Mondiale: due francesi e un australiano fecero capire che la Kawasaki sapeva il fatto suo e così Adrien Morillas, in particolare, conquistò la vittoria in Ungheria, all'Hungaroring, entrando nel mito. Poco dopo, in gara 1 a Le Mans Eric Delcamp portò la moto a podio e infine l'australiano Robert Phillis fece due podi che gli diedero il settimo posto in classifica generale. Il 1988 terminò dunque con piccole soddisfazioni, ma la storia procedette e nella stagione successiva ecco che arrivarono quattro podi: tre dal buon Phillis e uno dall'esordiente Aaron Slight, neozelandese molto talentuoso. Questa volta le Kawasaki non arrivarono in Top 10 della classifica generale, ma non finì qui. Ecco il 1990, stagione a dir poco soddisfacente per la moto di Akashi: l'australiano Phillis in questa occasione si posizionò quarto con ben due vittorie e cinque podi, mentre l'americano Doug Chandler, da Wild card, collezionò altre due vittorie e due podi; non dimentichiamoci poi dei due podi aggiuntivi, uno di Slight e uno di Michael Dowson. Mi sono dimenticato di dirvi che nel frattempo la moto schierata divenne la ZXR 750: più moderna e aggressiva nelle linee era un'arma da pista e già dall' 89', era divenuta una rivale temibile; la dimostrazione arrivò nel 1991, in cui l'australiano Phillis si ripeté. . . senza vittorie ma con un gran numero di podi finì terzo nella classifica finale. Non ci furono di vittorie in quel 1991, ma altre sorprese arrivarono, tra cui un podio del canadese Steve Crevier e due di un pilota piuttosto interessante, ovvero l'americano Scott Russell. Slight aggiunse due podi sempre da Wild card. Nel 1992 le belle gare si manifestarono sempre di più ed infatti questa volta i due piloti del continente oceanico, Phillis e Slight fecero un bel dream-team e arrivarono rispettivamente terzo e sesto a fine mondiale. Tre vittorie e svariati podi, compresi quelli di Russell (3) e uno dell'italiano Piergiorgio Bontempi.

Aaron Slight nel 1992

Scott Russell (1993)












Fino a quel momento la bestia verde e bianca aveva sfiorato l'illusione del titolo; andava bene ed infatti le speranze vennero esaudite, poiché nel 1993 arrivò il primo titolo mondiale della Kawasaki, che sulla firma aveva il nome di Scott Russell. 5 vittorie e un'ottima costanza di podi per il pilota a stelle e strisce, una vittoria di Slight con altri podi annessi, due podi di Bontempi e questa volta anche i giapponesi portarono a podio la belva, Keichii Kitagawa e Shoichi Tsukamoto. 
Il 1994 vedrà la verdona trionfare ancora ben 9 volte, 10 contando la vittoria da wild card del funambolo Antony Gobert, ma questa volta l'americano deve accontentarsi del secondo posto e tanto per gradire il britannico Terry Rymer e il nipponico Kitagawa realizzeranno due podi, uno a testa. 
Il 1995 si può definire ancora un discreto anno, poiché Gobert si portò quarto con due vittorie e altri quattro podi, mentre il britannico John Reynolds fece due podi arrivando 10°. I podi poi arrivarono anche dal primissimo tedesco in grado di raggiungere quei risultati, Jochen Schmid e uno da Katsuaki Fujiwara.
Anthony Gobert 1995












Akira Yanagawa 1999
1996 e Gobert si ripete con altre tre vittorie più altri podi, ma vari problemi gli fanno saltare alcune gare, dovendosi così accontentare di un ottavo posto; oltre a lui c'era un nuovo neozelandese, Simon Crafar, che realizzò un podio arrivando settimo. Sconfitta amara in quella stagione, ma non era del tutto finita. 
L'anno seguente ecco che si presentò un nuovo volto, ovvero quello di Akira Yanagawa, che con due vittorie fece bene e si portò quarto e Crafar quinto con ben 7 podi con l'ormai nuova moto, la prima Ninja, la ZX-7RR. Lo dico ora per non ripetermi il pilota del sol levante, Yanagawa, sarà quinto per ben due volte in carriera dopo il 1997, rispettivamente nel 1999, e 2000. Solo nel 98' sarà 7°, anche a causa di un infortunio. Nel 2001 sarà nono con i suoi ultimi due podi, rimanendo fedele alla Kawasaki. Nel frattempo alla lista dei piloti che corsero con la moto di Akashi si aggiunse Gregorio Lavilla, che fece tre stagioni con la Ninja, ovvero 1999, 2000 e 2001, totalizzando tre podi in totale e tre piazzamenti consecutivi nei primi 10 della classifica finale. 
Prima di procedere con gli anni seguenti della Superbike vorrei soffermarmi un momento sulla Superstock 1000, poiché anche lì il bolide su due ruote diede soddisfazioni; proprio nel 1999, nel gran premio d'Austria l'austriaco Martin Bauer vinse la gara con la Kawasaki entrando nel mito e prima di lui il tedesco Dominique Duchene fece podio posizionandosi sesto a fine stagione. Nel 2000 si ripete la verdona e con il britannico Gary Mason firma una vittoria, l'ultima del calendario, a fine stagione. Purtroppo la fortuna di questa moto all'interno della Stock durerà poco e infatti, per vedere davvero la Kawasaki "trionfare" si deve attendere il 2004 con l'arrivo della Ninja ZZ-10R, la prima 1000, che con Luca Scassa realizzerà un podio e arriverà 7°a fine stagione. Solo altri due podi tra il 2005 e il 2008, uno di Riccardo Chiarello e uno di Sheridan Morais. Nel 2009 però un piccolo twist, con l'incredibile Javier Forés che fece 4 podi e si posizionò quarto a fine mondiale. Dal 2012 in poi la sequela di vittorie e podi fu molto consistente, tanto da regalare tre titoli costruttori alla verdona. Per questo si devono ringraziare Bryan Staring, Jeremy Guarnoni, Sheridan Morais, Lorenzo Savadori, Leandro Mercado e Toprak Razgatiloglu, nonché Kevin Valk, Matthieu Lussiana, Romain Lanusse e ultimo ma non ultimo Ilya Michalchick. 
Joan Lascorz

Florian Marino

Jeremy Guarnoni

Sheridan Morais


Christoffer Bergman

Bryan Staring

Broc Parkes
Kevin Valk






Leandro Mercado

Toprak Razgatiloglu








Se la fine degli anni 90' in SBK  aveva portato la firma di un giapponese per quanto riguardava la vittoria, il 2000 ne portò un altro, poiché Hitoyasu Isutzu centrò due successi consecutivi, gara 1 e 2, mentre nel 2001 arrivò a podio due volte di fila nuovamente, ma senza vincere e tanto per gradire Tamaki Serizawa ottenne un ulteriore podio.
Tra il 2002 e il 2010 non accadde sostanzialmente nulla, la verdona arrivava a punti ma non altro: soltanto Chris Walker ottenne una vittoria nel 2006 e Fonsi Nieto ottenne alcuni sporadici podi. La 1000, dal 2004 in poi aveva portato solo delusioni. . . finché non arrivò il 2011: da lì la moto di Akashi si trasformò e grazie al contributo di Tom Sykes, Loris Baz, Jonathan Rea, Alexander Lowes, Toprak Razgatiloglu e altri ancora, nel tempo ha ottenuto vittorie, podi, pole positions e giri veloci a non finire, in modo particolare il "Cannibale" Rea ha conquistato 6 titoli consecutivi e ben 100 vittorie, dal 2015 all'attuale 2022, 34 quelle di Sykes (campione del mondo 2013), 2 di Baz, 2 di Razgatiloglu e una di Lowes.
Jonathan Rea

Tom Sykes


Loris Baz

Leon Haslam

Alexander Lowes

Chris Walker

Lorenzo Savadori

Scott Russell


























La storia non è ancora terminata poiché manca la Supersport600....
Qui la verdona di Akashi ha brillato in alcuni momenti, mentre in altri no, proprio come nelle altre due categorie: naturalmente il pensiero va subito a Kenan Sofouglu che con la Ninja ZX-6R ha vinto ben tre titoli mondiali, rispettivamente nel 2012, 2015 e 2016 oppure a Andrew Pitt con il titolo del 2001 ed effettivamente i titoli della bestiolina verde e nera finiscono qui, ma i piloti che hanno vinto le gare e/o fatto i podi sono di più di 2 e ora ve li mostrerò partendo dai numeri:
44 vittorie e 151 podi dal 1997 a oggi. 
la primissima volta in cui la moto brillò fu nel 1999, con il britannico Iain McPherson, che con la Ninja si portò secondo nella classifica finale, con 23 punti di distacco dalla Suzuki campionessa del mondo. 
3 vittorie e 5 podi di McPherson arrivarono in quella stagione e un podio nella stagione successiva. Quasi come un allievo che supera il maestro Pitt nel 2001 spiazzò la concorrenza vincendo il titolo mondiale senza neanche vincere una gara!!! 6 podi suoi e uno ancora del britannico. Nel 2002 Pitt questa volta le vinse le gare, ne vinse 2, ma non bastarono per un altro titolo e arrivò 5° nella classifica generale. Nel 2003 Fabien Foret vinse una gara arrivando però solo 9°. Per rivedere le vittorie e i podi della Kawasaki occorre fare un salto in avanti di 4 anni, fino al 2007 in cui il francese Foret nuovamente riuscì ad arrivare nei piani alti della classifica, ben terzo si posizionò a fine mondiale. Due anni dopo lo spagnolo Ioan Lascorz, nel 2009, vinse una gara e fece altri podi arrivando 5° , mentre l'anno dopo, all'incirca con gli stessi risultati fu 3°. 2011 e David Salom e Broc Parkes fanno sognare la Kawasaki. uno vice-campione del mondo e l'altro 4°, conquistando complessivamente 1 vittoria e 8 podi. Si arriva poi al 2012 con il turco Sofouglu che come già detto in precedenza conquista la tripletta e fino al 2017 regalerà tante emozioni, ma come già detto altri ancora trionferanno a modo loro: Luca Scassa, Kevin Coghlan, Dan Linfoot, Sheridan Morais, ancora Foret, Andrea Antonelli, Florian Marino, poi Patrick Jacobsen, Roberto Rolfo, per arrivare a Randy Krummenacher, Lucas Mahias, Can Oncu, Philipp Oettl e infine Raffaele De Rosa!!!!
Fabien Foret

Andrew Pitt (2001)

Kenan Sofouglu

Hikari Okubo

Raffaele De Rosa

Andrea Antonelli

Patrick Jacobsen

Iain McPherson

Lucas Mahias

Randy Krummenacher


Can Oncu














Philipp Oettl











Eccoci arrivati anche alla fine del viaggio Kawasaki; questa avventura che la casa di Akashi ha affrontato a partire dagli anni 80' ha dato gioie e dolori, annate meravigliose e annate disastrose e sicuramente altri costruttori sono stati molto più consistenti e vittoriosi, ma è un dato di fatto che questa casa motociclistica, dal 2010 in poi ha soverchiato tutte gli aspetti di questo marchio a cui eravamo abituati,  rendendosi un'arma da pista inarrestabile e una rivale acerrima per gli altri costruttori. Basti pensare al numero di titoli vinti dal 2010 in poi: 3 di Kenan Sofouglu in SSP600 (2012, 2015 e 2016), 3 titoli costruttori in STK1000 (2012, 2015 e 2017) e 7 titoli in Superbike (2013, 2015, 2016, 2017, 2018, 2019 e 2020). Piccola menzione per la Ninja 400 nel nuovo Mondiale SSP300, che ha conquistato 4 titoli mondiali su cinque delle edizioni fino ad ora disputatesi (2018, 2019, 2020 e 2021).
Se volessimo parlare comunque di moto in senso stretto, dalla GPX 750, alla ZXR 750, alle Ninja 600, 750 e 1000, questo marchio ha saputo creare modelli iconici, indelebili nel tempo, che nessuno scorderà mai e che verranno per sempre desiderati, poiché quando si parla delle verdone c'è solo una parola che viene in mente ed è velocità: proprio per questo i suoi anni di successi sono arrivati velocemente, tagliando la linea temporale della normalità e creandone una tutta sua . . . . La storia finisce qui, ma non i marchi gloriosi!!! 













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