giovedì 28 luglio 2022

Il motore esacilindrico: una realtà imponente e maestosa, anche se rara e particolare.

Il motore esacilindrico: una realtà imponente e maestosa, anche se rara e particolare.



Buongiorno a tutti voi motociclisti, riders e appassionati, nonché lettori affezionati a questo blog: era da tempo che non dedicavo un articolo alla storia della moto, ed oggi voglio parlarvi di una storia molto particolare, straordinaria e rara allo steso tempo: sto parlando delle moto con il, motore a 6 cilindri!! Ebbene sì, queste moto sono esistite e sono state vendute. Non furono molte ovviamente, ma potrete capire che ogni singolo modello diventava iconico al solo pensiero di avere un motore così largo e imponente sotto le gambe; si tratterà di moto meravigliose, ma anche progetti mai realizzati o ancora moto di nicchia che nessuno conosce. Oggigiorno le moto in produzione con un simile frazionamento sono solo due: la BMW K1600 GT (+ varianti) e la Honda Gold Wing 1800 (+ varianti).  In giro per il mondo esistono altre moto esacilindriche, ma sono realtà di nicchia come la Horex VR6 o la FGR Midalu 2500 V6.  La prima apparizione del frazionamento fu del 1924 ed era su una Henderson, moto americana rivale delle Indian e delle Harley- Davidson, ma dato che non vorrei far diventare questo articolo un minestrone di informazioni mi limiterò a tre capolavori che si sono stagliati in mezzo alla concorrenza, proprio grazie alla loro unicità. 


La prima è lei: la Honda CBX 1000 6 cilindri del 1978: 
267 kg con il pieno di serbatoio, una vera e propria ammiraglia, imponente, ma sorprendentemente agile e maneggevole. Il motore 6 cilindri in linea era sì ingombrante, ma non stonava nella linea della moto e anche la distribuzione del peso era ben bilanciata tra anteriore e posteriore. Meravigliosa da guidare secondo i piloti e i giornalisti dell'epoca, aveva 105 cavalli, che bastavano e avanzavano per divertirsi; raggiungeva tranquillamente i 190 km/h e con i suoi 6 carburatori Keihin da 28 mm garantiva un'ottima aspirazione. Tutto il resto, dalla ciclistica alla dotazione di serie, nonché la componentistica, erano di ottimo livello. Il 6 cilindri, infatti, non rimarrà isolato alla sola CBX, ma verrà dato anche a una certa moto che dal 1974 porterà un nome molto famoso, ovvero Gold Wing, ma questa è un'altra storia. La sua produzione si fermò solo nel 1982, lasciando spazio alle ulitme serie delle CB Four, più abbordabili e utilizzabili da tutti.

Kawasaki Z 1300 6 cilindri del 1980:
Se la Honda vi sembrava imponente e pesante preparatevi a un peso da custom mancata: la Z 1300 pesava 332 kg con il pieno ed era lunga 2 metri e 40. . . un vero e proprio transatlantico. Immensa e imponente, con il suo 6 cilindri da 120 cavalli e i suoi carburatori da 32 mm raggiungeva i 230 km/h, ma rispetto all'ammiraglia di Kyoto era meno maneggevole e meno agile. Ugualmente straordinaria e iconica oggi è ricercata dai collezionisti, come anche la collega CBX 1000. Il resto della dotazione, della ciclistica e della componentistica era da sogno, in puro stile Kawasaki, che in quegli anni era sempre ai ferri corti con Honda, soprattutto dal 1972. Rimase in produzione fino al 1989 e lasciò comunque una bella eredità, anche se la casa di Akashi non impegnò mai più un motore esacilindrico nelle moto stradali.
 

Benelli 750 Sei/ 900 Sei del 1977:                             
Non posso terminare questo articolo senza parlarvi di queste due moto italiane meravigliose; vi basterà sentire un nome per capire il contesto. . . De Tomaso. L'imprenditore argentino in quel periodo gestiva la Benelli e da matto in fuori lanciò la casa pesarese in un vortice di novità a dir poco allettanti. L'imprenditore argentino in quel periodo gestiva la Benelli e da matto in fuori lanciò la casa pesarese in un vortice di novità a dir poco allettanti e. . . alla faccia vostra giapponesi la 750 a sei cilindri era del 1974, ben 4 anni prima della Honda e 6 prima della Kawasaki. A quel tempo, purtroppo, il progetto non venne capito, poiché si ragionava ancora con i vecchi canoni della produzione italiana. A quel tempo noi eravamo abituati ai bicilindrici della Ducati, della Moto Guzzi, della Laverda o addirittura a quelli delle tedesche BMW e delle inglesi Triumph e Norton. I 4 cilindri c'erano ma erano proprietà esclusive dei nipponici e noi volevamo differenziarci. De Tomaso invece disse di no a questo e infatti basò tutta la produzione sulle pluricilindriche, fin dalla  250 per arrivare alla 500 e infine queste due ammiraglie molto ambiziose. La sfortuna accompagnò la produzione di queste due moto che nonostante la lunga durata di ben 12 anni, fino al 1986, non ottenne il risultato sperato, che fu di 3.200 esemplari venduti per la 750 Sei e 1.808 per la 900 Sei. Quest'ultima, nata nel 1979, per fare concorrenza alle nipponiche, non piacque al pubblico dal punto di vista estetico. Se aggiungiamo poi i difetti meccanici che aveva ecco i motivi del fallimento di questi due capolavori di ingegneria italiana, per quanto mi riguarda. 71 e 81 cavalli per i rispettivi motori esacilindrici frontemarcia verticali queste belve venivano anche soprannominate, soprattutto la 900, bare volanti. Un vero peccato che siano state così tanto fraintese, visto il loro essere pionieristiche.














Vorrei parlarvi a questo punto della Laverda 1000 V6, o delle più recenti Gold Wing e K1600 GT, per finire poi nei modelli di nicchia nominati all'inizio di questo articolo, nonché dei concept mai realizzati, ma sarebbe un'esagerazione e l'ultima cosa che voglio fare è annoiarvi; preferisco dunque terminare con un pensiero mio; i progetti ambiziosi che si spingono in avanti nella produzione sono sempre un argomento di interesse, poiché rappresentano il coraggio, la dedizione, la passione e la voglia di emergere di alcuni marchi e dell'uomo stesso, che è capace di meravigliare il mondo quando vuole. Sfortunatamente questi progetti finiscono sempre per rimanere storie del passato o sogni mai realizzati, perché a conti fatti la razionalità e le cause di varia derivazione (economica, sociale, ambientale) non permettono che queste idee vedano la luce e se la vedono dura davvero poco. Queste quattro moto hanno rappresentato di certo un fenomeno motoristico, che bene o male ha tenuto incollato l'interesse dei motociclisti dal 1974 al 1989. Ciò significa che questo ciclo ha avuto il suo inizio e il suo esaurimento, come tutti i cicli, ma è un dato di fatto che queste ammiraglie rimarranno per sempre nella memoria di tutti noi, come oggetti di piacere, bellissimi e indimenticabili, il simbolo del coraggio umano.



















domenica 3 luglio 2022

Il resoconto della prima parte del Motomondiale 2022: che bagarre per il titolo!!!!

Il resoconto della prima parte del Motomondiale 2022: che bagarre per il titolo!!!!


Buongiorno a tutti voi motociclisti e appassionati; dopo la rubrica dedicata alle competizioni Superbike passate e presenti (che comunque deve ancora essere completata) eccomi con qualcosa di veramente recente, poiché oggi ci occupiamo di dare un resoconto della prima parte della stagione 2022 del Motomondiale. . . Per i draghi che stanno per chiedermi la qualunque vi dico subito che parlerò solo della MotoGP, per una questione di leggerezza dell'articolo; pronti? Via!!
Inizio subito con il dire che questa prima metà di gare è stata molto emozionante e avvincente per più motivi, ma non mancheranno i colpi di scena, le delusioni e le "critiche", come per ogni stagione che si rispetti. Per fare qualcosa di più breve ho deciso di racchiudere i miei pensieri per team e piloti del team con i rispettivi voti, in modo da fare un recap non troppo dispersivo, dal voto più alto al più basso.

Aprilia Racing Team: 10 e lode!!!!! 
The kid
La rivelazione di questo 2022 è proprio il marchio di Noale; se già nel 2021 si erano palesati i primi segnali di un netto miglioramento, qui la RS-GP 22' ha sorpassato qualunque aspettativa e qualunque pronostico!!! Dopo anni di fatiche, punti conquistati con grosse difficoltà ecco che il buono e caro Aleix Espargaro ha tirato fuori gli artigli come non mai, dimostrando una grande sicurezza, un ottimo controllo, una gestione di gara perfetta e una costanza di risultati degna di un campione del mondo. Ogni gara stupisce il pubblico legato al marchio veneto ed è a soli 21 punti dal francese Quartararo, con una vittoria e altri cinque podi conquistati. Il sogno per lui è possibile!! Maverick invece ha faticato di più ma il team, a cui ho dato 10 e lode, gli è stato dietro, lo ha accolto, capito, aiutato sempre, in ogni momento e dal Mugello i suoi dubbi sulle partenze sono spariti e i suoi risultati in gara sono migliorati nettamente, fino al compimento del podio di Assen, più che meritato. In conclusione voto per Aleix: 10 e lode!!! mentre Maverick un buon 7,5.
L'implacabile














Ducati Prima Pramac Team: 8
Martinator
Attenzione al team Pramac: per anni ha generato molti talenti ed ecco che l'ottima coppia del 2021 si riconferma: il veterano Johann Zarco e il giovane e talentuoso Jorge Martin si sono distribuiti bene il successo in questa stagione 2022. Purtroppo Martin, quasi inspiegabilmente, ha fatto tanti errori che lo hanno costretto a molti ritiri in gara, mentre Zarco si è giocato bene tutte le sue carte, conquistando ben 4 podi e portandosi al terzo posto in classifica generale. . . ottimo lavoro per un "vecchietto", mentre Martin ha conquistato due podi e due pole position che gli hanno dato l'11^ posto nella classifica. Per quanto mi riguarda da non ufficiali si parla comunque di un buon lavoro, perciò Johann 8+ e Jorge 7+.
Zarco















Ducati Lenovo Racing Team: 7/8
Quest'anno il Team ufficiale ha saputo ben gestire i due piloti della scorsa stagione, come del resto era già accaduto nel 2021. . . Il caro Pecco si è portato a casa 3 vittorie, tra cui l'ultima ad Assen, ma purtroppo ha anche fatto errori madornali che non gli permettono di lottare per il titolo in maniera così tranquilla, mentre il buon Miller, dopo tanti anni in Ducati, ci saluta con la firma del contratto in KTM per il 2023; lui è tranquillo, fa il suo, ha conquistato 3 podi fino ad ora ed è comunque consapevole del suo talento. Bilancio finale, Miller 6/7, Pecco 7/8. Speriamo che dopo la pausa estiva Bagnaia non faccia più errori. 
Pecco

Jack













Ducati Gresini Racing Team: 7  
Il team delle Ducati azzurre, gestito dalla sorella del povero e compianto Fausto Gresini, ha tirato fuori delle belle sorprese, grazie a due giovani italiani che di gare ne sanno un po': il primo Enea Bastianini, arrivato da una stagione da rookie coi fiocchi (vi ricordo due podi e due giri veloci), ha saputo come meravigliare il pubblico che lo segue con ben tre vittorie!! Purtroppo quello che gli manca ancora è la costanza di risultati, poiché con quella sarebbe al vertice della classifica. Il secondo giovane è un rookie ed è Fabio Di Giannantonio, che a modo suo ha fatto breccia nel cuore dei Ducatisti, grazie a una pole position ottenuta al Mugello e altri risultati più che discreti in Top 10!! Non male come esordi ed infatti il voto per Enea è un 7,5 mentre Fabio si merita un bel 7.
Bestia

Diggia













Mooney Sky Racing Team VR46: 7
Come il team azzurro e rosso il team giallo e nero sta gestendo discretamente bene i suoi due piloti. . . Come per Gresini un rookie e un semi-rookie, due italiani giovani e talentuosi a modo loro. Il primo, Marco Bezzecchi, appena arrivato, è già stato autore di ottime prestazioni in gara e addirittura ad Assen ha raggiunto già il suo primo podio!! Il secondo è il fratellastro di Vale Rossi, Luca Marini, che fatica ancora un po'ma nelle ultime gare si è reso protagonista di più che discrete gare nonché piazzamenti. Entrambi sono comunque già cresciuti, anche se di strada ce n'è da fare; voto a Bez 7,5 mentre Luca un bel 6/7.

Bezz

Luca













Red Bull Racing Team KTM: 6,5
Oliveira
il team austriaco quest'anno non si è fatto molto valere: in questo 2022 i due outsider si sono in parte confermati poiché Binder subito a inizio mondiale è andato a podio e il portoghese Miguel Oliveira  ha vinto la gara in Indonesia. Ogni anno la situazione è analoga, con le moto austriache che sembrano imbattibili per due gare, per poi finire nella banalità di gare a dir poco sconcertanti se non deludenti. Occorre però dire che il sudafricano sa farsi valere ed infatti è 6^ in classifica generale con discreti risultati, tra cui l'ottimo 5^ posto di Assen, mentre il giovane portoghese, seppur talentuoso, ormai consapevole del suo passaggio nel team satellite Aprilia nel 2023, sembra non aver più alcun interesse nel portare a termine una stagione dignitosa, accontentandosi di arrivare al limite della top 10 in gara e in qualifica; questo fa di lui un pilota anonimo. Bilancio finale: 6/7 a Brad Binder, 5+ a Miguel Oilveira.
Binder













Monster Energy Yamaha Racing Team: 6
El Diablo 
Questo voto così basso non va a Fabio Quartararo, ma proprio al Team in sé: il comportamento della squadra è strano a dir poco. . . Franco Morbidelli, totalmente scomparso, è come se non ci fosse in gara, non viene per nulla aiutato dal Team, viene letteralmente accantonato e la moto in sé sembra non voler progredire, perciò la cattiva gestione non è solo dei piloti ma anche del mezzo. Fortunatamente il campione del mondo in carica sa come gestire le cose, ha un talento naturale e incredibile, tanto da conquistarsi tre vittorie e 6 podi, nonchè ottimi risultati in qualifica. Grazie a lui ci si mette una pezza a questa situazione. Se dovessi però essere sincero spero nello sviluppo tecnico di Quartararo, che migliori la moto e che facciano qualcosa anche per quanto riguarda il secondo pilota. Bilancio finale, Fabio 10, mentre Franco 4.
Il Morbido





Suzuki Ecstar Racing Team: 5
Ecco che arriviamo alla vera nota dolente del 2022: la Suzuki GSX-RR, sempre nelle mani dei veloci, talentuosi e affidabili Joan Mir e Alex Rins, non aveva iniziato al top, ma neanche con un flop. Entrambe arrivavano in Top 10 in ogni gara e addirittura il buon Rins aveva fatto due podi. . . . poi il dramma. . . arriva l'annuncio che la Suzuki a fine 2022 si ritira: questa notizia ha sconvolto tutti non solo per l'imprevedibilità, ma anche per l'apparente mancanza di motivazioni, poiché dopo ottime stagioni, 2021 compresa, nonché il titolo mondiale del 2020, nessuno comprendeva i veri motivi di questa scelta. A quanto pare risulta che per la casa di Hamamatsu questo sia un periodo davvero difficile e per ragioni economiche si è pensato al ritiro come unica soluzione. I piloti Rins e Mir, da quel momento, sono letteralmente finiti nel baratro e non hanno quasi più concluso una gara decentemente. . . quasi non si riconoscono. Il voto per entrambi è un 6,5 di rispetto.
Mir

Rins













Tech 3 KTM: 5
I bei tempi del team francese sono finiti, soprattutto da quando ha cambiato moto (da Yamaha a KTM). Nel 2020 proprio Oliveira, ancora speranzoso e grintoso, aveva vinto due gare con la RC16 blu e arancio, ma ormai anche quel tempo è finito ed ecco che ora il Team, che da Iker Lekuona e Danilo Petrucci non aveva ottenuto nulla, si è lanciata in un'avventura altrettanto avventata per quanto non errata. I due piloti sono due rookie, che seppur talentuosi e vittoriosi, di andare in MotoGP non ne avevano molta voglia ed infatti i loro risultati sono quelli che ti puoi aspettare da due rookie svogliati: qualche punto e tanti zeri. Non posso essere troppo severo con i rookie perché li giustifico per la loro inesperienza, ma più che 5+ non gli posso dare. 

Gardner

Fernandez













Honda Repsol e Honda LCR Racing Teams: 4,5
Mi permetto di metterli insieme per più motivi: non c'è mai stata una fregatura più grande di questa del 2022. . . A inizio stagione si era detto che la nuova RC213V fosse molto migliorata, che era diventata più semplice, più guidabile, non solo fatta per Marc Marquez. Pol Espargaro tutto contento si porta a casa un podio subito a inizio stagione a Losail, per poi ritornare ad arrivare a malapena in Top 10. Il buon Marc ci prova e qualche gara la azzecca anche, ma dei bei tempi andati non c'è quasi più nulla; cade spesso rischiando di peggiorare le sue condizioni ogni volta e decide così di ritirarsi dopo solo 6 gare. Il team cosa fa per rimediare? Nulla. . . aspettano che Marc ritorni, ma qualcuno gli dovrebbe dire che devono anche pensare che non esiste solo Marc e che devono cercare qualcuno di nuovo, ma sembrano ciechi di fronte alla verità. Il team non ufficiale invece? Alex Marquez e Takaaki Nakagami sono al punto di partenza, purtroppo i loro risultati sono totalmente ininfluenti, in gara oramai non si vedono nemmeno. Entrambi, fortunatamente, hanno già deciso cosa fare per il 2023, come anche il buon Pol. I voti sono: 6/7 a Marc per quello che ha fatto, 5,5 per Pol, 4/5 per Alex e 4 per Taka. . . Un disastro tale in Honda non c'era mai stato.

Marc Marquez





Naka
Marquez Jr.













RNF Racing Team Yamaha: 3/4
Questa, per me, è in assoluto la peggior squadra del 2022, peggio dei team Honda: di quello che era l'ottimo Team Petronas del 2019/2020 non è rimasto nulla: la Malaysia è rimasta, ma ciò che si è visto fino ad ora appartiene al teatro dell'assurdo. Un team formato da un Dovizioso oramai finito, tornato per motivi sconosciuti a correre e un Darryn Binder, trapiantato dalla Moto3 e messo lì per puri motivi di nepotismo. Il solo lato positivo è che il sudafricano si impegna per portare a casa qualche punto e crescere nella maniera più corretta, mentre Dovizioso è letteralmente invisibile, è come se non ci fosse in realtà; riesce a essere più invisibile dei collaudatori ed è tutto dire. Non c'è molto altro da aggiungere se non che, fortunatamente, dall'anno prossimo questo Team Yamaha non esisterà più e si creerà il Team satellite Aprilia. Voto a Binder 6 per l'impegno, mentre a Dovizioso 3.

Binderino

Dovi














In conclusione posso dirvi che questa prima parte ha dato gare mozzafiato e duelli molto avvincenti, parecchia tranquillità grazie a un ritorno graduale di una sempre crescente normalità e belle situazioni di sportività. Sicuramente i piloti che hanno superato positivamente questo segmento di campionato sono: Fabio Quartararo, Aleix Espargaro, Johann Zarco, Francesco Bagnaia, Enea Bastianini, Brad Binder, Jack Miller, Marco Bezzecchi e infine Jorge Martin e Luca Marini. Gli altri sono insufficienti ma magari dopo la pausa estiva ci potranno essere dei ribaltamenti che ci faranno cambiare idea. Nel frattempo gli animi si placano e le moto stanno nel box e noi da casa non vediamo l'ora che ricominci questo mondiale con le ulitme 9 gare in cui si deciderà tutto e la tensione sarà alle stelle!!!!!! Che vinca il migliore!!!!!













100

La Storia della Bimota: L’Eccellenza Artigianale delle Moto Italiane Buongiorno Riders e appassionati! Questo è il mio 100° articolo. Anco...