Giacomo Romanelli: un magnifico binomio nel mondo delle due ruote.
Buongiorno a Tutti Riders e appassionati!!!!! Dopo una piccola pausa dall'ultimo post ho avuto modo di intervistare un pilota nostrano. . . Giacomo Romanelli, che molto gentilmente mi ha concesso il suo tempo e si è prestato a rispondere alle mie domande; ovviamente non finirò mai di ringraziarlo per questo.
ripercorrendo la sua storia Romanelli, nato a Terni, nel 1983, nasce e cresce in un ambiente che respira due ruote e moto; di fatti il papà possedeva alcune officine meccaniche. A 4 anni il piccolo pilota Umbro riceve la sua prima mini cross e da lì la sua carriera di Motociclista parte.
Gli anni passano e Romanelli entra in quello che era il magico mondo della Superstock 1000 FIM Cup!!!
Fin dal 2000 il suo talento viene fuori con il primo podio a Valencia con il Team TDC Desenzano Corse; arriva il 2001 ed ecco un altro podio, questa volta a Misano e con un altro Team il DRM Suzuki Italia. . . la moto dei suoi podi era la Gsx-R, prima la 750 e poi la 1000!!!! Quella moto in quel periodo era il massimo nella Superstock 1000, come ti muovevi vedevi una Suzuki. Romanelli parla di una bella competitività riferendosi a quel periodo; lui stesso afferma che si trattasse di un mondo sì dove esisteva la competizione, ma il tutto veniva fuori in maniera più genuina. . . Afferma anche che non si poteva parlare di amicizia ma allo stesso tempo si potevano e si possono creare alcuni legami importanti, come ad esempio quello con Danilo Petrucci, ternano come Romanelli.
All'epoca era molto giovane il pilota ternano e la voglia di crescere e affermarsi c'era. . . Ecco allora che arriva il 2002, un'annata che inizialmente si presentava florea ma che si sarebbe rivelata ostica nel tempo.
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| Misano 2002 |
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| Valencia 2002 |
Siamo nel 2002, la Suzuki oramai è divenuta una dominatrice della Superstock 1000 FIM Cup e un Team vincente a dir poco come L'Alstare Suzuki, team belga, coglie la palla al balzo e prende il giovane e talentuoso Giacomo Romanelli e Vittorio Iannuzzo. . . l'opportunità è grande.
"Stare ed essere in un Team come quello a livello di attenzioni, di immagine sicuramente è ottimo, perchè a livello tecnico si hanno le migliori dotazioni, i migliori tecnici e collaudatori; le attenzioni dei media sono sempre su di te e perciò ero contento di essere lì".
La stagione parte alla grande per Romanelli con due podi consecutivi, un secondo e terzo posto tra Monza e Valencia; a podio con nomi come Iannuzzo e Tortoroglio. . . Dopo quelle due gare qualcosa è cambiato, la Suzuki del pilota umbro non era più la stessa, proprio su sua dichiarazione.
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| Romanelli e Iannuzzo sul podio a Misano |
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| Brands Hatch 2002 |
"Il Team aveva puntato su Iannuzzo e lo si evinceva dal fatto che la mia moto, per quanto sempre doverosamente preparata e collaudata dai meccanici ovviamente bravi, non andava più allo stesso modo, non era più la moto delle prime due gare e lì si trattava di ordini di scuderia. . . E' una cosa che è capitata, capita e capiterà a questi livelli sempre ma viverlo sulla propria pelle è abbastanza forte".
Nonostante questo ottiene il quinto posto in quel 2002, ma la situazione descritta precedentemente fece sì che il suo entusiasmo calasse e nonostante i tentativi di rimettersi in gioco con altri team tra il 2003 e il 2007 e altre moto Romanelli non è più riuscito a raggiungere i risultati sperati. . .
"I Team dopo l'Alstare in cui sono stato erano Team privati; ovviamente c'era una collaborazione incredibile e il lavoro sulla moto dei meccanici era ottimo, ma nella Stock la differenza tra i Team ufficiali e privati era molto evidente".
Questa situazione ha portato il pilota di Terni nel tempo a lasciare il mondo delle competizioni motociclistiche. Oggi Giacomo Romanelli ha cambiato totalmente vita ed è "staccato" dal mondo delle moto. Ovviamente non ha perso lo spirito della pista, non ha perso la voglia di amare le moto e anzi come ha detto lui stesso lasciare questo mondo non è stato affatto facile. Lui stesso si professa un amante dei cordoli, non un viaggiatore, se prende la moto va in pista.
Nella memoria del pilota nostrano rimane soprattutto un nome, quello di Eugenio Goso, un uomo che con la sua passione e il suo entusiasmo aveva stretto un bellissimo legame con il pilota Umbro. . . spostandosi di tappa in tappa europea con il suo furgone seguiva ogni gara. Purtroppo Eugenio Goso non c'è più ma il suo ricordo sarà per sempre vivo.
Giacomo Romanelli, un pilota che potrei definire profondo, sensibile, che ama le due ruote, le ha vissute e poi le ha lasciate, sempre però rimanendo legato ad esse. . . Un meraviglioso binomio.





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