mercoledì 25 agosto 2021

Il ricordo della KTM RC8 r 1190

Qualcuno di voi si ricorda la KTM RC8 r?

Non so se si è notato fino ad ora ma qualche occhio attento avrà sicuramente percepito la mia passione per le moto carenate. Negli innumerevoli modelli dal 1985 ad oggi ci sono sicuramente stati modelli iconici come la Honda VFR 750 RC30 e altre quasi sconosciute come la MZ 1000 S. Fatta questa premessa mi riaggancio alla domanda iniziale e vi voglio parlare di questa KTM che ha conosciuto perlopiù solo sfortuna. 

Per fare ciò dobbiamo tornare indietro al 2008, ben 13 anni fa; quell'anno la Ktm ebbe un'idea folle: lanciarsi nel settore delle supersportive spiazzando la concorrenza ed entrando in un settore delle vendite fino a quel momento inesplorato dalla casa di Mattighofen. L'inizio, però, non fu dei più rosei, perché quando tu ti lanci in un settore senza alcuna base( più o meno) è normale incappare in alcuni errori. 


Ecco quindi che la RC8 si presenta in tutta la sua magnificenza con un motore particolare oserei dire: un 1148 cc bicilindrico da 155 cavalli.... non si è capita bene questa scelta all'epoca, sembrava il motore di una Ducati streetfighter s 1098 maggiorato e il motore non era il solo "difetto". Fortunatamente nel 2009 questa carenata austriaca riuscì a risollevare le sue sorti con un aumento di cilindrata più che azzeccato e il motore diventò un 1190 sempre bicilindrico da ben 175 cavalli: grafiche e livree migliorate, ancora più affidabile e sicura della prima versione, con una scheda tecnica da sogno e un sound davvero da togliere il fiato: una piccola chicca, lei è stata una delle prime a montare lo scarico basso, integrato nella carenatura, che per l'aerodinamica e lo scarico della potenza a terra era ottimo; per certi versi questa moto era una pioniera ed era veramente una meraviglia per gli occhi; ma la sua sfortuna non finiva qui: essendo un'assoluta novità la KTM non volle perdere tempo e nel 2009, dopo un'attenta riflessione, la schierò nel mondiale superstock 1000. La sua avventura in questa competizione fu davvero breve, poiché a causa della scelta dei piloti non proprio di prim'ordine i risultati ottenuti furono a dir poco deludenti; tanti ritiri e zero punti, un settimo posto fu il miglior risultato in gara, mentre per la classifica.... va beh lasciamo perdere.


Io non sono un capotecnico né un team manager per la carità non voglio sostituirmi a nessuno, ma con tutti i piloti che potevano scegliere direi che Pauli Pekkanen e Pere Tutusaus, nonché Denis Sacchetti e René Mahr non erano le scelte più azzeccate. L'unico momento di gloria nelle competizioni per il missile austriaco è stata la vittoria nell'IDM Superbike con l'austriaco Martin Bauer, ma questo non è bastato a risollevare le sorti della Ktm rc8 nelle competizioni, che nel 2011 verrà tolta dalla Superstock 1000 e non tornerà mai più. Contemporaneamente, però, la produzione di quest'ultima è continuata fino al 2015, con numeri di vendita piuttosto bassi e purtroppo alcuni "difetti" che nel tempo non sono mai stati risolti, come ad esempio la sella troppo inclinata in avanti, l'assenza totale di elettronica e un prezzo decisamente alto per una moto sperimentale.








Alcuni potrebbero commentare dicendo che questo genere di moto alla KTM non serve, ma non è esattamente così: perché se davvero fosse così molti motociclisti non sarebbero impazienti per il ritorno della sportiva austriaca e in produzione non ci sarebbero la RC 125 e 390; e considerando che è stata appena creata la RC 890 non so se si possono avere molti dubbi; i segnali ci sono, ma sembra che Mattighofen sia più prudente del dovuto nel rilanciare una simile moto, quasi per evitare gli stessi errori commessi con la RC8. Se fossi al posto della KTM non esiterei a far ritornare una simile meraviglia, che oggigiorno diventerebbe un'icona e non rientrerebbe in una nicchia come era successo 13 anni fa, ovviamente con la dovuta giusta dose di tutto ciò che serve alle supersportive odierne per sfondare nel mercato, voi che ne dite? 














venerdì 6 agosto 2021

Il gran giorno è arrivato anche per te

Un ultimo sguardo a Valentino Rossi:

Grazie Leggenda!!!

 Buongiorno a tutti, riders e appassionati; da ieri il motociclismo mondiale ha perso un tassello importante; il ritiro di Valentino Rossi è una delle notizie più conclamate di sempre, ma allo stesso tempo più sofferte di sempre. Ebbene tutti sapevano che questo giorno sarebbe arrivato, chi lo poteva negare? Ma per quanto scontato fosse, il segno lo ha lasciato questo annuncio; non solo per chi amava Valentino Rossi, ma anche per chi lo odiava. Che ci crediate o no all'interno del motociclismo mondiale Valentino Rossi era ed è tutt'ora un idolo, un esempio da seguire, una garanzia all'interno di un team e il simbolo della dedizione e passione italiana, nonché dei valori cardine del DNA motociclistico italiano, ovvero la ricerca del dettaglio costante, l'affinamento delle tecniche di guida e della posizione in sella e l'evolversi continuamente negli anni. Come ha detto il buon Luca Salvadori Valentino Rossi è stato in grado di adattare la sua guida ad ogni evoluzione della Top Class, dalle ultime 500' del 2000 e 2001, alle primissime MotoGP fino agli ultimissimi missili degli ultimi 4-5 anni. Ed ecco che ora va verso il ritiro, come i grandi campioni del passato, come i suoi rivali storici, dedicandosi ad altro. Ora però è il momento della mia analisi personale, poiché io sono... chi sono io? In realtà nessuno... anzi no qualcuno sono; sono uno degli innumerevoli fan del pilota di moto nostrano più longevo dell'era moderna e posso parlare liberamente. Il fatto che ora io parlerò bene di lui non significa che non vedo i suoi difetti né che non abbia fatto degli errori in 25 anni di carriera nel motomondiale, però sono stanco di vedere le persone profane, esterne a questo mondo, che non fanno altro che parlare solo del biscottone del 2015 oppure del 2008 a Laguna Seca con Stoner, inventandosi complotti di Rossi contro Stoner oppure contro Gibernau arrivando al 2005 con la gara di Jerez, mentre io parlo d'altro: quando si parla di un pilota così eclettico e talentuoso occorre guardare in faccia alla realtà e ammettere che fino al 2018 questo pilota è stato in grado di arrivare nelle prime 5 posizioni della classifica generale, e occorre ammettere anche che si è fatto fregare nel 2015 da un ragazzino di 22 anni quando lui ne aveva 36; questa è l'unica pecca per me di un pilota così straordinariamente sorprendente; una grossa pecca qualcuno potrebbe dire, ma è l'unica, tutto il resto si chiama agonismo e competizione. Quello che per me risulta ancora più impressionante non sono solo i suoi risultati in pista che vorrei ricordare a tutti voi; in ordine abbiamo record di vittorie(115), secondo solo a Giacomo Agostini che ne ha 122, record di podi (qui non è secondo a nessuno), 235, 65 pole position e 96 giri veloci; i titoli sono 9 e qui arriva un altro record, ovvero aver vinto il titolo in 4 classi differenti: 125, 250, 500 e MotoGP e l'unico italiano fino ad ora ad aver vinto la 8 ore di Suzuka nel 2001. I suoi risultati esterni sono quelli di team manager: come tutti i grandi piloti della storia ha fondato un'accademia per giovani promesse e il suo team, lo Sky Racing Team VR46 che è diventato uno dei team più vincenti e consistenti degli ultimi anni, vincendo il titolo con Pecco Bagnaia nel 2018 in moto2, vincendo alcuni titoli team e infine arrivando in MotoGP con le Ducati non ufficiali guidate dal fratellastro Luca Marini e dal campione del mondo della Moto2 in carica Enea Bastianini, entrambi piloti dell'academy di Vale. Il suo ranch di Tavullia ha fatto crescere tanti piloti di oggi e continuerà a farlo.










Perché mi mancherà? Per la stessa ragione per cui quando un vostro caro amico se ne va lontano e voi ci state male; voi ci scherzate ci passate il tempo, senza rendervi conto che è una parte integrante della vostra vita: poi arriva il momento in cui lui se ne va ed è lì che arriva il colpo al cuore. Lo ammetto, io ero il primo a criticarlo Vale e a trovargli 100 difetti nel suo modo di fare, nel non saper superare un evento accaduto ormai ben 6 anni fa, ma alla fine il mio cuore, la mia anima di appassionato, come l'anima di molti altri appassionati come me penseranno sempre a lui come a un baluardo del motomondiale, come prima di lui lo sono stati Crutchlow, Lorenzo, Pedrosa, Stoner, Dovizioso, Biaggi  Melandri e Capirossi Questo vuol essere un po'un elogio, un po'una lettera sentimentale, un po' un'analisi della carriera di Valentino Rossi. Ciò che ha reso grande un grande pilota, che dopo il 2009, anno del suo nono titolo, è arrivato ad essere ancora altre tre volte vice-campione del mondo, e che a 40 anni ha ancora totalizzato due podi e 41 ancora uno. Negli anni ha visto i suoi sforzi realizzarsi e che ci crediate o no, dal 1996 ad oggi il Motomondiale era diverso; ma ogni bella storia ha un inizio e una fine, e questa è la sua. D'altro canto doveva passare il testimone e lo ha fatto. Qualcuno potrebbe dire? Perché non si è ritirato prima? Perché è andato avanti? Perché ha insistito così tanto anche quando non vedeva più la vittoria? Banalmente vi potrei rispondere che lo ha fatto per soldi e certo il guadagno c'è per lui, ma non è questa la ragione: secondo me semplicemente lui ha voluto continuare per confermare la sua voglia di fare risultati, di infondere passione e divertimento, e di far ricordare a tutti gli altri suoi eredi che lui c'era,che lui anni fa scriveva pagine di storia,che lui vinceva e che è stato l'anello di congiunzione tra la fine del vecchio motociclismo e l'inizio del nuovo.




Grazie Vale, la tua carriera, il tuo talento e le emozioni che hai regalato non verranno mai dimenticate!! Auguri per il tuo futuro!!  Non serve che dica altro, per tutte le emozioni andatevi a vedere qualche video su youtube e ditemi se non vi verranno le lacrime agli occhi.













martedì 3 agosto 2021

La scheda tecnica della Aprilia SL 1000 Falco.



La Aprilia SL 1000 Falco: il ricordo della semi-carenata di Noale


 Chi di voi si ricorda l'Aprilia SL 1000 Falco? Non so perché ma nei tanti modelli che vengono spesso citati del marchio di Noale, anche negli articoli che parlano di modelli non più in produzione la Falco è difficile da trovare: mi chiedo il perché, dato che per me rappresenta uno degli esperimenti di semi-carenata più riusciti di sempre... Ebbene, questa moto apparteneva al genere delle semi-carenate, che tra gli anni 90' e i primi del 2000 era divenuto abbastanza popolare, con modelli decisamente azzeccati come la MZ Skorpion 660 sport o le Suzuki SV siglate "S", ovvero la 400,la 650 e la 1000, senza dimenticare la Honda VTR 1000 Firestorm e la Laverda 750 S. Ecco che nel 2000 si presenta la proposta dell'Aprilia, la Falco; questa moto nacque sfruttando il successo del motore bicilindrico a V che equipaggiava la Maxi-sportiva RSV 1000 e la corrispondente naked Tuono nate poco prima: questo motore per l'Aprilia, fu un po'il comune denominatore per anni delle moto grosse di Noale, tanto da montare questo motore sulla RST 1000 futura e sulla ETV Caponord 1000; questa moto a dir poco bella è durata solo fino al 2005; viene da chiedersi perchè la sua produzione sia stata così breve: forse perché il genere delle semi-carenate era passato di moda e non è un azzardo, poiché le semi-carenate, dopo quel periodo non sono mai più tornate, se non come moto turistiche con una piccola carenatura.



A questo punto addentriamoci nella scheda tecnica di questa moto, in modo da scoprire cos'aveva di speciale per essere ricordata.

Motore: a quattro tempi, bicilindrico a V di 60 gradi longitudinale

Cilindrata: 997.6 cc

Alesaggio per corsa: 97 x 67,5 mm

Rapporto di compressione: 10,8: 1 

Distribuzione: DOHC, 4 valvole per cilindro

Potenza: 118 cavalli a 9250 rpm

Coppia: 95.6 Nm a 7000 rpm

Raffreddamento: a liquido

Telaio: perimetrale bitrave in alluminio

Accensione: elettronica 

Avviamento: elettrico

Frizione: Multidisco in bagno d'olio

Cambio: a 6 marce

Trasmissione finale: A catena

Sospensione anteriore: Forcella Showa a steli rovesciati da 43 mm

Sospensione posteriore: Forcellone bibraccio in alluminio e Mono ammortizzatore Sachs completamente regolabile

Pneumatici: 120/70 ZR 17" e 180/55 ZR 17"

Freni anteriori: doppio disco da 320 mm con pinze a 4 pistoncini

Freni posteriori: disco singolo da 220 mm con pinza a doppio pistoncino

Lunghezza: 2.065 mm

Interasse: 1.425 mm

Altezza della sella: 815 mm

Peso: 190 Kg

Serbatoio: 21 litri

Velocità massima: 249.6 km/h

100

La Storia della Bimota: L’Eccellenza Artigianale delle Moto Italiane Buongiorno Riders e appassionati! Questo è il mio 100° articolo. Anco...