Chi vincerà il titolo della SBK 2021? Il turco Razgatiloglu o il solito cannibale Rea? Un mese soltanto e potremo saperlo, al Mandalika, in Indonesia
Ebbene sì signore e signori: questo 2021 ci ha regalato una delle stagioni più belle della Superbike mondiale a memoria d'uomo; questa affermazione non è solo mia, ma di svariati piloti della MotoGP, incluso Fabio Quartararo stesso. Questa non è la solita stagione in cui il cannibale Jonny Rea domina dalla prima all'ultima gara e a fatica gli altri piloti cercano disperatamente di stargli davanti; questa volta il nordirlandese ha ben due rivali più che agguerriti e altri ancora che gli mettono il bastone fra le ruote, spingendolo a sbagliare più volte in gara e inducendolo a più di un ritiro; questo è molto insolito per Jonathan Rea, che oltre a collezionare vittorie era impassibile sulla sua Kawasaki Ninja; la stella che brilla di più quest'anno è il 25enne turco Toprak Razgatiloglu, che già affermatosi nel 2019 e 2020 migliora ancora di più il suo palmares raggiungendo fino ad ora 18 vittorie e 51 podi, con una stagione quasi perfetta e con una guida sublime, quasi perfetta, unita a una correttezza in gara degna di un campione del mondo... e giustamente è in testa alla classifica con 30 punti di vantaggio attualmente sul 34enne di Akashi. La loro rivalità è sana e a dir poco emozionante; però c'è un altro pilota che si aggiunge, il terzo re con la r: Scott Redding. Il britannico portacolori Ducati ufficiale, già vice-campione del mondo nel 2020 quest'anno si deve accontentare del terzo posto in classifica, ma migliora comunque i suoi risultati, arrivando ad avere 12 vittorie e 35 podi in carriera della Superbike, con duelli mozzafiato con gli altri due astri e domini dal primo all'ultimo giro, come quello di gara 2 in Argentina. Il cannibale ha semplicemente continuato a dimostrare il suo enorme talento, nonché la sua predisposizione naturale alla vittoria, vincendo comunque molte gare e salendo quasi sempre sul podio, arrivando a 110 vittorie e 213 podi, nonché 35 superpole e 90 giri veloci: un vero e proprio mostro. Il titolo quest'anno dovrebbe andare a Toprak, perché è stato l'unico pilota che ha messo veramente in difficoltà il conquistatore del Regno Unito; le egemonie prima o poi devono terminare e il turco sa come farlo; con un simile rivale la tua gara è difficilmente tranquilla, ma la Yamaha Yzf-R1 ha dimostrato di poter essere veramente competitiva e di poter stare dietro alle più veloci Ducati e Kawasaki con doti degni di un missile su due ruote come quelli della SBK. La soddisfazione non è solo quella del pilota e della nazione, ma anche della casa di Iwata, che dopo anni di silenzio da quel magico 2009 con Ben Spies, purtroppo non ha mai potuto cantare vittoria nel vero senso della parola, anche se le vittorie e i podi da parte di più piloti non sono mai mancate, sia in tempi recenti che nei tempi andati. Il titolo piloti e costruttori è realizzabile grazie a un binomio moto-pilota perfetto, senza ripensamenti.
Le soddisfazioni non sono finite qui però, perché per la prima volta dopo qualche anno l'Italia può contare su ben tre piloti che possono diventare seriamente qualcuno, anche se due di loro sono esordienti di categoria, ma ugualmente straordinari: sto parlando di Michael Ruben Rinaldi, Andrea Locatelli e Axel Bassani. Rispettivamente nati nel 1995, 1996 e 1999 questi tre piloti già conosciuti in altri contesti hanno realizzato qualcosa di incredibile: arrivare nei primi 10 tutti e tre in classifica generale e più precisamente Rinaldi 4^, Locatelli 5^ e Bassani 9^. 3 vittorie e 7 podi per il ducatista ufficiale, 4 podi per il lombardo di Yamaha ufficiale e un podio per il veneto innamorato della Panigale v4 r del suo piccolo team indipendente. Un fermento così elevato per i piloti nostrani non lo si vedeva da quando in SBK c'erano nella stessa stagione Max Biaggi, Marco Melandri e Michel Fabrizio.
Purtroppo ovviamente non sono mancate le delusioni da parte di piloti che tristemente accettano il fatto che il loro pensionamento si avvicina; sto parlando di Chaz Davies in primis, che ha annunciato il ritiro a fine stagione, del veterano Leon Haslam e dell'ultimo baluardo della Repubblica d'Irlanda, Eugene Laverty: loro tre non riescono più a tenere il passo degli altri piloti. Per Davies è la prima volta, per Laverty va avanti così dal 2019 e per Haslam più o meno dal 2020 è incastrato in questa situazione. Giustamente non tutti si chiamano Rea di cognome e la loro carriera è giunta al tramonto, come è normale che sia per tre piloti straordinari che prima degli altri hanno regalato stagioni meravigliose e vittorie meravigliose con le rispettive case con cui hanno corso. Per quanto riguarda i costruttori c'è una piccola sorpresa: non solo Ducati e Kawasaki ma anche Yamaha abbiamo detto, ma ovviamente parlo di un altro costruttore: la bavarese BMW, che con il veterano Tom Sykes conquista due podi e si è imposta in superpole una volta, mentre con il "nuovo" portacolori dell'Olanda Michael Van Der Mark conquista una vittoria addirittura in Superpole race, più un altro podio e due giri veloci, regalando un pochino di emozioni al marchio tedesco a cui mancava la vittoria dal lontano 2013. Per la Honda invece nulla di che a parte come al solito qualche buono sprazzo in termini di gara con lo spagnolo Bautista che ha conquistato comunque due podi, posizionandosi ancora una volta nono in classifica generale come nel 2020. Le altre BMW e le altre Honda non sono da prendere in considerazione.
Ultimo ma non meno importante è il capitolo Garrett Gerloff, il texano della Yamaha ufficiale; nel 2020 aveva stupito tutti con quei suoi tre podi e una bella crescita costante, perciò ci si aspettava un miglioramento: ci è stato? Beh per alcuni sì per altri no: due podi li ha aggiunti e da 11^ che era nel 2020 in classifica generale ora è 8^; potrebbe vincere anche il titolo indipendenti. Io sinceramente non posso criticarlo troppo perché per me deve ancora fare della gavetta per stare dietro ai big del mondiale... Non posso però escludere che in alcune gare sia stato totalmente anonimo nonché poco aggressivo, mentre la sua visibilità l'anno scorso era maggiore proprio per la grinta maggiore che impiegava nelle gare, anche quando arrivava decimo. Si spera che si riprenda al più presto per un 2022 con i fiocchi.
Nessun commento:
Posta un commento