sabato 27 novembre 2021

Qualcuno di cui parlare: Stéphane mertens

 Qualcuno di cui parlare: Stéphane Mertens

Mertens sulla Harris-Yamaha 500
Mertens sulla Yamaha Johnson 250







Ecco che ritorna la rubrica "qualcuno di cui parlare": oggi vorrei presentarvi un pilota di cui quasi nessuno, esclusi i grandi appassionati delle due ruote, si ricorda, ovvero Stéphane Mertens; un pilota motociclistico del Belgio. Il Belgio non ha mai avuto un grande numero di piloti nelle competizioni su piste asfaltate, al contrario di quelle sterrate, dove i belgi sono stati i capostipiti del Motocross con nomi da pelle d'oca, a partire da Stefan Everts, per passare poi a Joel Smets o Eric Geboers, Georges Jobé e tanti altri. Tornando all'asfalto ecco che i nomi sono pochi, ma il nostro pilota in questione è rimasto impresso nel cuore di chi, come il sottoscritto ha sempre seguito la SBK mondiale. Mertens è stato uno dei primissimi vincitori di questa categoria, dal 1988 il suo nome era nei primi cinque della classifica mondiale, ma andiamo con ordine.




La sua carriera inizia un po'prima del 1988, più precisamente nel 1983, quando, venuto fuori dal campionato nazionale belga, esordisce nel motomondiale in classe 250 con la Yamaha; con risultati non esattamente eccelsi, soltanto qualche punto qua e là, va avanti nella medesima categoria fino al 1987, ottenendo nel 1986 un 13° posto in classifica generale come suo miglior risultato. Nel frattempo arriva secondo nel campionato europeo 250 e diventa nel 1984 campione nazionale 250.

Mertens con la Yamaha

Mertens con la Ducati

Mertens con la Honda

Ecco che arriva il 1988 e la categoria Superbike diventa mondiale, inizia una nuova era e per il belga si presenta un'occasione, quella di dare una svolta alla sua carriera da pilota professionista; all'alba dei 30 anni salta in sella all'allora potente e performante Bimota Yb4 750 e all'esordio assoluto ottiene una pole position, un giro veloce e ben due vittorie posizionandosi quarto a fine mondiale. L'anno seguente cambia moto e passa alla Yamaha e qui conquista ben 4 vittorie e due giri veloci. Con una stagione molto buona arriva secondo a fine mondiale per soli 7 punti. Nel 1990 arriva la terza stagione e la terza moto, passando alla Honda RC30 750. Si aggiudica 3 vittorie una pole e due giri veloci, arrivando terzo questa volta. Nel 1991 la sua carriera in Superbike continua e cambia ancora moto, questa volta guida la Ducati la 888. Ottiene un'altra pole, altri 4 giri veloci e altre due vittorie ed è quarto a fine stagione, come nell'88'. Nelle stagioni 92', 93' rimarrà sulle Ducati ottenendo podi ma senza vittorie e arriverà due volte consecutivamente 7° a fine stagione. Bilancio finale 11 vittorie 45 podi 3 pole positions e 8 giri veloci. Pensate che sia finita qui?


Mertens è rimasto iconico nel mondo delle derivate di serie, poiché non ha soltanto vinto nella SBK, ma ha anche dato lustro alla sua nazione vincendosi nel 1990 il Bol d'Or e la 24 ore di Le Mans e nel 1995 il Mondiale Endurance, divenendo leggenda. Come se non bastasse nel medesimo periodo partecipa alla Thunderbike Trophy, una sorta di antesignana della supersport 600 durata due edizioni soltanto. In queste due edizioni Mertens è riuscito ad ottenere la bellezza di 7 podi, arrivando rispettivamente terzo e quarto. Siamo giunti quasi alla fine della carriera del belga più consistente e talentuoso delle derivate di serie: il 1997 è l'anno di inizio del Mondiale Supersport 600 e il buon Stéphane, ormai quasi quarantenne decide di provare ancora l'ebbrezza della guida in pista, salendo sulla Suzuki GSX-R 600 ed ottenendo ben 3 podi, un giro veloce e il 6° posto in classifica generale a fine stagione. Qui si concluderà la sua carriera di pilota anche se fino al 2008 si iscriverà al Mondiale Endurance. Questa è la storia della carriera di un pilota che tutti dovrebbero conoscere, un guerriero eccezionale del Belgio che non ha vinto di titoli certo, ma che è passato attraverso tutti gli step delle derivate di serie del periodo in cui correva, facendo sognare la sua nazione e in realtà anche un po'tutti noi ed entrando di diritto nella Hall of fame dei piloti motociclistici. Fortunatamente negli anni 2000, ben due piloti arriveranno a raccogliere la sua eredità, Keymeulen e Siméon, vincendosi entrambi un titolo mondiale, ma questa è un'altra storia per un altro articolo.






lunedì 15 novembre 2021

Grazie Vale!!!!

Grazie Campione!!!!!!!!



 Grazie Vale!!!!! Ecco ciò che si continua a ripetere in questo giorno che segue l'ultima gara del dottore più amato d'Italia. Quando si dice ultima gara si pensa all'ultima gara di una stagione, ma qui si parla di fine di una carriera, una carriera lunga 25 anni, composta di successi straordinari, duelli mozzafiato, gare indimenticabili ed emozioni senza fine; tu Vale sei in assoluto il più amato dei piloti dell'era moderna del Motomondiale prototipi: quando è terminata la 500, nel 2001, tu c'eri; quando è subentrata la nuova categoria della Top class tu eri lì; eri lì quando si è evoluta e quando l'hai terminata, avendo ormai raggiunto il tuo tramonto: non solo hai attraversato le differenti tappe del motociclismo mondiale, ma le hai comprese, ti sei adattato ad esse, hai corso per la tua vita e per i tuoi fan. Hai dovuto affrontare grandi sfide, anche molto complicate per te, come l'infortunio del 2010 o le due stagioni con Ducati, dovendo anche vedere in diretta la morte del tuo caro amico Marco Simoncelli. Hai dovuto passare sopra a ingiustizie, brutti gesti da parte di altri, critiche e attacchi dei giornalisti. Per alcuni di voi questo potrebbe sembrare solo un elogio, ma attenti io sono il primo ad aver riconosciuto i difetti del re della Top class degli anni 2000. Sono sempre stato il primo ad alterarmi quando compiva manovre scorrette o gesti non belli, solo per perorare la sua causa e ad questo aggiungo anche dichiarazioni poco edificanti e in alcuni casi una certa scontrosità inutile e fuori luogo. Ogni grande campione che si rispetti, da Max Biaggi, a Marc Marquez, a Giacomo Agostini, A Michael Doohan e via dicendo hanno sempre dato ai loro fan gioie e dolori, soddisfazioni e delusioni.. è più che normale. Esiste però un punto a favore che vince su tutti i difetti di un pilota, ovvero la capacità di infondere una tale emozione nei cuori degli appassionati di tutto il mondo, da raggiungere l'anima di tutti quelli che guardavano la MotoGP, anche quando si sbagliava. Valentino Rossi ha fatto tutto questo e molto altro. Certo i suoi risultati in pista parlano da soli: i suoi 9 titoli mondiali e le sue 115 vittorie unite ai suoi 235 podi entrano di diritto nell'olimpo dei dati sportivi storici più importanti dell'Italia. Quello che ha fatto fa capire come l'Italia ha generato alcuni tra i campioni più grandi della storia della moto ed ecco perché Rossi è l'anello di congiunzione tra la vecchia scuola e la nuova: la sua finezza nella guida(pugno di ferro in un guanto di velluto), la sua ricerca costante del dettaglio, la professionalità, la preparazione tecnica e l'affinamento continuo del feeling con la sua moto, nonché l'attenzione alla forma fisica lo rendono l'erede perfetto dei piloti della vecchia guardia. L'adattamento all'evoluzione dell'elettronica, l'estremizzazione della posizione in sella e lo studio di nuove tecniche della guida lo ha invece aiutato a non rimanere indietro nel tempo, consacrandolo come un eterno giovane. Purtroppo per lui la vita da pilota ha una fine e le azioni come gli uomini, si dice talvolta, hanno un loro destino. Io vi parlo da appassionato di moto e di MotoGP, parlo di un grande campione, che sia nel prima che nel dopo non ha mai smesso di insegnarci quanto fosse bello ed emozionante questo meraviglioso, folle, pauroso e adrenalinico questo mondo: la sua Academy ha dato vita ad alcuni tra i più giovani e talentuosi piloti italiani della nuova guardia e ora tocca a loro raccogliere l'eredità del pluricampione del mondo. Un'era è finita, ma nei nostri cuori Vale non si sarà mai ritirato. Se potessi vi parlerei dei duelli più belli, ma lascerò perdere perché voglio che voi cerchiate i suoi duelli più belli, perché questo nostro pilota ha fatto piangere tutti nella giornata di ieri, compreso il sottoscritto; non succede con tutti ve lo garantisco: 




Concludo quindi dicendo Grazie Infinite volte Vale per tutto quello che ci hai donato, per quello che hai rappresentato dentro e fuori nel mondo delle moto, per coloro che hai ispirato, per quello che hai creato e per le tue emozioni, sia quelle positive che quelle negative. Ora diventerai padre e farai anche altro forse.. ma sempre con il tuo umorismo e con la tua sincerità e schiettezza, come hai sempre fatto.














lunedì 1 novembre 2021

La moto3 del 2021


La Moto3 del 2021: un altro duello incredibilmente avvincente

Pedro Acosta
Dennis Foggia
 







Un altro duello sta infiammando gli animi degli appassionati di moto; quello tra il giovanissimo e talentuoso Pedro Acosta, rookie spagnolo proveniente dalla Red Bull Rookies Cup e l'italiano Dennis Foggia, classe 2001, che già conoscevamo. Si parla di Moto3 e di due team molto importanti nel panorama delle corse mondiali: per il pilota nostrano il team è il Leopard Racing, team lussemburghese che ha già vinto ben tre titoli mondiali, tutti in Moto3: 2015,2017 e 2019, con Danny Kent, Joan Mir e Lorenzo Dalla Porta. Per quanto riguarda invece il giovane iberico il team è il Red Bull KTM Ajo, già vincitore di ben 6 titoli mondiali, tra classe 125, Moto3 e Moto2: 2008, 2010, 2015 e 2016 e infine 2012 e 2013. Entrambi determinati e intelligenti, uno un predestinato e l'altro un pilota in ascesa, si sono alternati le vittorie e i podi durante tutto il corso della stagione, ma con una differenza: se lo spagnolo ha iniziato la stagione da vero dominatore e con una delle cinque gare vinta PARTENDO DALLA PIT LANE, l'italiano ha iniziato un po'maluccio con qualche caduta e zero punti; ma poco dopo Dennis Foggia si è ripreso la stagione con cinque vittorie e altri podi che hanno portato il suo palmarès a 6 vittorie e 18 podi in carriera. Per l'esordiente di categoria c'è stato invece un processo inverso: per quanto inizialmente abbia brillato e parecchio, per molte gare è stato anonimo, con settimi e ottavi posti e anche ritiri, perdendo punti preziosi e arrivando ora a sole due gare dalla fine della stagione 2021 con soli 21 punti in più del pilota nostrano. Chi vincerà questo scontro? Chi si merita di più il titolo tra i due? Chi riuscirà a colmare il gap nelle ultime due gare? Tutte queste domande troveranno risposta solo nella nostra attesa; 

Sergio Garcia
Izan Guevara








per il momento parliamo anche degli altri piloti della Moto3, che hanno comunque dato spettacolo a loro modo. Iniziamo dunque questa carrellata con il pazzerello Romano Fenati, che ormai ha redento la sua anima e ha dimostrato al mondo intero che lui e la Moto3 formano un bel duo. Alla guida dell'Husqvarna ha centrato una vittoria e altri tre podi e tutt'ora è quinto in classifica; l'altro spagnolo classe 2003, Sergio garcia, sulla Gas Gas, nuovo costruttore aggiuntosi in questo 2021, ha tenuto testa a Pedro Pe' per molte gare, fino a prima dell'infortunio; e a proposito di Gas Gas il mitico Izan Guevara, altro rookie e sempre classe 2004 ha vinto una gara anche lui con la Gas Gas. Purtroppo però ci sono anche i lati negativi, poiché i protagonisti delle scorse annate non si sono fatti vedere molto, a partire dal veterano John McPhee, il sudafricano Darryn Binder, i giapponesi da Tatsuki Suzuki a Kaito Toba, tutti loro sono stati piuttosto ininfluenti, esclusi alcuni loro discreti exploites. Dall'altra parte invece ci sono stati due nuovi podisti, Flip Salac e Deniz Oncu: un podio per il ceco e tre per il turco.

Romano Fenati

Andrea Migno

Niccolò Antonelli

Jaume Masia

Semmai coloro che hanno regalato emozioni sono stati gli altri italiani; Andrea Migno e Niccolò Antonelli, i due classe 1996 sono ritornati a podio entrambi in questo 2021 e per più volte, guadagnandosi un posto di diritto nelle prime 10 posizioni della classifica generale, mentre il giovanissimo Riccardo Rossi ha realizzato il suo primo podio della carriera. Non bisogna poi dimenticare un altro spagnolo, Jaume Masia, classe 2000, che ha comunque vinto una gara in questa stagione migliorando il suo palmarès e arrivando a 4 vittorie e 10 podi in carriera. Questo 2021 per la Moto3 è stato meno variegato del 2020, ma ci ha comunque dato modo di scoprire nuovi talenti giovani, nuovi costruttori e un duello mozzafiato che si concluderà con le prossime due gare. Resta solo da vedere chi si aggiudicherà il titolo mondiale della categoria; una piccola nota di merito va comunque ai Team Gas Gas Gaviota Aspar, al Leopard Racing Team, all'Husqvarna Sterilgarda Max Biaggi Racing Team e al Red Bull KTM Ajo per aver portato alla vittoria tutti e quattro i costruttori; che vinca il migliore!!!!










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La Storia della Bimota: L’Eccellenza Artigianale delle Moto Italiane Buongiorno Riders e appassionati! Questo è il mio 100° articolo. Anco...