L'Aprilia RSV: un mito dal 1998 a oggi che non smette mai di meravigliare.
RSV è sicuramente una sigla di quelle che contano in casa Aprilia, roba degli anni 90'. Era il 1998 e dal Veneto usciva un'ammiraglia che, per quanta sfortuna possa avere avuto nelle competizioni, ha segnato un'epoca ed è diventata uno Status Symbol; chi guidava la millona bicilindrica di Noale si sentiva al posto giusto e si può dire ciò che si vuole, ma lei è l'unica moto italiana oltre alla Ducati ad aver vinto dei titoli mondiali nelle derivate di serie. Dapprima bicilindrica poi diventa quadricilindrica a partire dal 2009. La sua produzione continua tutt'oggi, perciò ben 24 anni di una moto meravigliosa, attraverso le sue evoluzioni e i suoi cambiamenti negli anni ha saputo sempre meravigliare il pubblico e ha saputo sempre come fare breccia nel cuore dei motociclisti amanti dei cordoli.

C'è da dire che in realtà la primissima RSV 1000 del 1998 non nasceva per essere una Supersportiva, in realtà doveva essere un'ammiraglia da Sport Touring, perciò imponente, "cicciottella" nelle linee e comoda nonché accogliente, ma così non fu: 117 cavalli per la prima Race Bike di Aprilia, un peso di oltre 200 kg con il pieno, con linee abbastanza rotonde e pompate per essere un'arma "destinata alla pista". Quindi perché ebbe quel successo? La risposta è piuttosto semplice e la trovate nella produzione di quel periodo. Negli anni 90' la parola Superbike e Italia corrispondevano a un unico marchio, ovvero Ducati. . .
Se noi provassimo a tirare fuori altri nomi non ci sarebbe molto da dire; sì c'era la Bimota, ma dopo la parentesi YB4 a fine anni 80' primi anni 90' la casa riminese non fu più in grado di tornare competitiva con alcun mezzo e gli unici mezzi della Bimota motorizzati Ducati montavano propulsori lontani anni luce dalle prestazioni da Superbike. Nel 1997 arrivò la meravigliosa F4 della MV Agusta, ma non venne mai schierata in griglia. Le Magni con i propulsori della Moto Guzzi erano troppo poco potenti e non adatti alle esasperazioni tecniche che comportavano le modifiche del regolamento SBK. La Guzzi con la Daytona era in un mondo tutto suo. La stessa Laverda aveva moto meravigliose, ma non adatte alla Superbike, semmai a una Supersport 600 e la Benelli Tornado Tre 900 arrivò solo nel 1999 e non ebbe molto successo anzi. . . in poche parole l'Aprilia disse alla Ducati: "ci sono anche io" e da lì si apri un piccolo capitolo con apparentemente poche soddisfazioni.
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| Noriyuki Haga |
Arriva il 1999 e l'Aprilia tenta la sorte in due competizioni, la SBK e la STK1000; nella prima l'australiano Peter Goddard arriva solo 12° in classifica finale con un quinto posto in gara come miglior risultato, mentre nella seconda lo spagnolo Daniel Oliver vince tre gare e fa altri tre podi, facendo sognare gli italiani, ma il tutto sfuma e rimane vice-campione a causa di un ritiro e un 14° posto. Il titolo non arriva, ma le vittorie e i podi sì. L'iberico non si ripeterà mai più come in quel 1999, ma nel 2000 e nel 2001 conquisterà ancora due vittorie (una per stagione). Se nel 1999 in SBK la moto veneta non ebbe tutto questo successo nel 2000 le cose cambiano: arriva il fantastico Troy Corser che conquista 5 vittorie e 8 podi in totale arrivando terzo con 310 punti nella classifica generale. Ecco che arriva il 2001 e Corser si ripete, questa volta con due vittorie e 10 podi, arrivando quarto con 284 punti e non dimentichiamoci di Régis Laconi che, nonostante il suo 11° posto in classifica generale vinse l'ultimissima gara del calendario, ovvero gara 2 di Imola. Arriva il 2002 ed ecco che in men che non si dica un altro nome da cineteca si presenta in griglia con l'Aprilia, ovvero Noriyuki Haga. In questa stagione non ci saranno vittorie ma il nipponico porterà la belva bicilindrica ben 7 volte sul podio, arrivando quarto a fine mondiale con 278 punti. Da segnalare anche il podio di Fabrizio Pellizzon nel 1999 in STK1000. Dopo il 2002, quasi all'unisono i Team delle derivate di serie decisero di ritirare la moto, poiché nonostante le piccole soddisfazioni ottenute e i discreti risultati raggiunti il titolo non arrivò e con una Ducati sempre più forte e le giapponesi sempre più potenti era nata la paura di non poter più competere a livello di motore e di velocità. A questo punto facciamo un salto avanti di sette anni e arriviamo al 2009 e qui si scoperchia un vulcano di emozioni. Il nostrano Max Biaggi, già in SBK dal 2007, arriva 4° con 9 podi, di cui una vittoria. A distanza di 8 anni Noale può dire di avercela fatta e chi si scorda del podio da wild card del grandissimo Sic. Arriva il 2010 e qui si riscrive la storia: Max Biaggi conquista il titolo mondiale in un anno molto combattuto e ricco di avversari molto agguerriti; 10 vittorie e 14 podi più altri tre podi di Leon Camier che arriva 12° in classifica. Il 2011 non vedrà l'arma veneta trionfare poiché Carlos Checa con la Ducati sarà imbattibile, ma il buon Max conquisterà comunque 2 vittorie e 12 podi, arrivando terzo in classifica generale; Camier questa volta sarà 7° con altri 4 podi e all' 8° posto niente di meno che Noriyuki Haga con 4 podi. Arriva poi il 2012 e Max si ripete: 5 vittorie e 11 podi, secondo titolo mondiale e altri due nomi portano a casa una vittoria a testa e altri podi: Eugene Laverty e Chaz Davies, che arrivano rispettivamente 6° e 9°. Arriva il 2013 e il sogno si realizza quasi del tutto, grazie a Eugene Laverty e a Sylvain Guintoli, che in assenza di Biaggi fanno vincere il titolo costruttori arrivando a essere rispettivamente vice-campione del mondo e terzo a fine mondiale. L'irlandese vince 9 gare e fa 19 podi in totale, il francese invece conquista 1 vittoria e 14 podi. Gli italiani Davide Giugliano e Michel Fabrizio ci regalano altri podi, arrivando entrambi nei primi 10 della classifica, ma nel 2014 ecco che si compie l'ultima meraviglia della SBK: Guintoli diventa campione del mondo con l'Aprilia RSV4 RF (la seconda 4 cilindri dopo la RSV4 di Biaggi) conquistando 5 vittorie e 16 podi, mentre Marco Melandri conquista 6 vittorie e 11 podi. Arriva anche l'ultimo titolo costruttori. Il 2015 ci vede ritornare in Superstock 1000. Lorenzo Savadori compie una bella impresa, 4 vittorie e 7 podi, titolo mondiale e titolo costruttori, mentre in Superbike arriveranno "solo" tre vittorie, due di Leon Haslam e una di Jordi Torres, che faranno arrivare l'Aprilia quarta e quinta in classifica generale. Purtroppo l'avventura della quadricilindrica si fermerà qui; tra il 2016 e il 2018 arriveranno solo tre podi, uno del sanmarinese Alex De Angelis e due di Eugene Laverty, nonché risultati in classifica tiepidi, non al di sopra dell' 8° posto. In Superstock 1000 resisterà invece ancora un po' grazie al cileno Maximilian Scheib, che tra il 2017 e il 2018 conquisterà una vittoria e nove podi arrivando rispettivamente quinto e terzo in classifica finale, senza dimenticarci di Kevin Kalia, che sarà terzo nel 2016 con due podi.
Bilancio finale: 52 vittorie, 174 podi, 3 titoli mondiali piloti e quattro titoli costruttori (SBK)
10 vittorie, 28 podi, 1 titolo mondiale piloti, 1 titolo mondiale costruttori (STK1000)
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| Leon Haslam |
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| Troy Corser |
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| Sylvain Guintoli |
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| Leon Camier |
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| Eugene Laverty |
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| Marco Melandri |
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| Chaz Davies |
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| Lorenzo Savadori |
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| Jordi Torres |
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| Max Biaggi |
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| Luca Vitali |
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| Maximilian Scheib |
Per quanto riguarda il Mondiale prototipi la storia è differente, molto più travagliata, e sarà oggetto di un altro articolo, quindi questo articolo rappresenta la storia di una moto che è riuscita a meravigliare il mondo sia con un motore bicilindrico che uno quadricilindrico. . .proprio come la Ducati; nonostante gli alti e bassi l'Aprilia RSV è un mito intramontabile che tutti si ricorderanno per sempre. Per concludere vorrei elencarvi i picchi di potenza dal 1998 al 2020 che la moto ha raggiunto:
117, 123, 137, 140, 143, 180, 184, 201, 217 cavalli.
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