mercoledì 26 ottobre 2022

La storia più lunga e affascinante delle competizioni su asfalto: La Ducati tra miti, leggende e moto indimenticabili, dal 1972 a oggi!!

La storia più lunga e affascinante delle competizioni su asfalto: La Ducati tra miti, leggende e moto indimenticabili, dal 1972 a oggi!!
Paul Smart


Bruno Spaggiari










Quando si parla di Ducati nelle competizioni internazionali e mondiali il pensiero va subito a Carl Fogarty con i suoi 4 titoli mondiali e le sue 59 vittorie tutte sulla rossa 916 e 996; ma la storia sportiva di questo marchio inizia molto prima, perché fin dalla fine degli anni 60' un motore in particolare aveva preso piede nella produzione bolognese, ovvero il motore bicilindrico a L di 90° e una delle prime moto a montare quel motore fu la 750 SS del 1972. Quella moto, fin dal suo esordio sul mercato, prometteva molto bene, aveva le caratteristiche perfette per essere una moto da titolo e chi lo affermava aveva ragione, ma la Superbike era anni luce indietro, la Formula TT nemmeno ma ecco che in quel 1972 stesso alla 200 Miglia di Daytona l'inglese Paul Smart e l'italiano Bruno Spaggiari porteranno la loro Ducatona alla vittoria di quella competizione. Sfortunatamente non si ripeté il successo, ma quella moto nelle serie Endurance di quel periodo si fece valere con molti podi.
Ora, per continuare gli albori della Ducati nel mondo delle derivate di serie ci spostiamo al Mondiale Formula TT, dal 1977 in poi.
Per chi non la conoscesse la Formula TT, inventata dagli inglesi nel 1973, faceva il verso all'A.M.A. Superbike, nato nello stesso anno, ma con la valenza di campionato mondiale: era l'antenata della Superbike di oggi. Qui comparirono, anche se non subito, due moto vittoriose che fecero dire a tutti: "La Ducati qui ci sa fare", proprio perché la 600 TT2 NCR e la 900 TT1 MH fecero la differenza in due modi differenti. La prima, derivata dal modello 600 Pantah e preparata dalla casa italiana NCR, per essere un'arma da pista con un motore da 78 cavalli e poco peso la portarono a 230 km/h nel 1981 e una ciclistica da sogno, vinse ben 4 titoli mondiali consecutivi con l'inglese Tony Rutter (1981, 1982, 1983, 1984). La seconda moto, invece, derivata dalla 900 SS, evoluzione della formidabile 750, venne anch'esa preparata dalla NCR e portata al successo mondiale nel 1978 dall'incredibile Mike Hailwood.

Ducati 600 TT2
Ducati 900 TT1
Stradale e Racing
750 SS











900 MHR

Ora possiamo continuare e arrivare al Mondiale Superbike, dal 1988 in poi. . . ma in questi dieci anni la Ducati secondo voi non ha più fatto nulla? Ebbene, la Ducati 750 F1, un mito della strada, venne portata alla vittoria nella BOT (Battle of the twins) da niente di meno che Marco Lucchinelli, che rivedremo molto presto. Arriva il 1988 e qui la Ducati, a partire dall'851 fino all'odierna Panigale V4 R, realizzerà numeri da capogiro: 392 vittorie, 1.040 podi, 15 titoli mondiali piloti e 18 titoli costruttori. La Ducati realizzerà altri record in tutti gli aspetti delle statistiche Superbike e in modo particolare quella del maggior numero di moto vittoriose e titolate, più di ogni altro costruttore della storia delle derivate di serie. dal 1988 al 2022 solo due anni figurano come privi di vittorie della Ducati: il 2013 e il 2014. Di conseguenza ora voglio fare con voi questo schema... al contrario delle altre volte prenderò in esame ogni moto e vi descriverò il numero di vittorie e i piloti che hanno vinto il titolo/i titoli con quella moto specifica. . . pronti? Via.

Ducati 851: 16 vittorie (1988 - 1990)      


Ducati 888. 62 vittorie (1991 - 1993)

Ducati 916: 65 vittorie (1994 - 1998)

Ducati 996: 36 vittorie (1999 - 2001)

Ducati 998: 14 vittorie (2002 - 2002)

Ducati 999: 68 vittorie (2003 - 2007)

Ducati 1098/1198: 39 vittorie (2009 - 2012)

Ducati 1199 Panigale R: 30 vittorie (2013 - 2018)

Ducati Panigale V4 R: 51 vittorie (2019 - 2022)

       


Innumerevoli sono i nomi che hanno vinto con la sportiva italiana: Marco Lucchinelli, Giancarlo Falappa, Mauro Lucchiari, Pierfrancesco Chili, Raymond Roche, Doug Polen, John Kocinski, Troy Bayliss, Troy Corser, Carl Fogarty, Noriyuki Haga, Neil Hodgson, James Toseland, Carlos Checa, Ruben Xaus, Régis Laconi, Stephane Mertens, Gary McCoy, Shayne Byrne, Marco Melandri, Chaz Davies, Michel Fabrizio, Lorenzo Lanzi, Michael Ruben Rinaldi, Scott Redding e infine Alvaro Bautista. Questi nomi e altri ancora sono coloro che hanno fatto sì che la Ducati diventasse l'incubo di ogni moto sportiva e che hanno reso la casa di Borgo Panigale grandiosa e indimenticabile in questi 34 anni di Mondiale Superbike. Ma preparatevi perché non è finita qui!!!




Pierfrancesco Chili







Troy Bayliss




Marco Melandri







Bayliss e Fabrizio








Ancora molte sorprese e storie emozionanti ci aspettano con la Superstock e la Supersport, ma per farlo dovrete aspettare altri due articoli.






giovedì 13 ottobre 2022

La scheda tecnica della Keeway Motor Land Cruiser 250: la più incompresa.

La scheda tecnica della Keeway Motor Land Cruiser 250: la più incompresa.




Buongiorno ragazzi, oggi vorrei parlarvi di una moto che nessuno conosce e io dico che è un peccato che voi non la conosciate: questa custom 250 esprimeva American Style in pieno ed infatti era una "Harley-Davidson Softail" in miniatura. Per qualcuno questo poteva essere un problema o una mancanza di originalità, ma per me è tutto il contrario. Grossa, imponente e con parabrezza e gruppo ottico aggiuntivo di DI SERIE rendevano questa moto quarto di litro un gioiellino appetibile da 3.750 Euro senza l'immatricolazione. Decisamente accattivante la linea, dov'erano le sue chicche nascoste? Il solo nome è meraviglioso, ma se volete sapere qualcosa di più eccovi la sua scheda tecnica...

Engine and transmission
Displacement248.0 ccm (15.13 cubic inches)
Engine typeTwin, four-stroke
Power17.7 HP (12.9 kW))
Compression9.4:1
Fuel systemCarburettor
IgnitionCDI
Cooling systemAir
Chassis, suspension, brakes and wheels
Front tire110/90-16
Rear tire130/90-16
Front brakesSingle disc
Rear brakesSingle disc
Physical measures and capacities
Dry weight150.0 kg (330.7 pounds)
Power/weight ratio0.1180 HP/kg
Overall height1145 mm (45.1 inches)
Overall length2300 mm (90.6 inches)
Overall width762 mm (30.0 inches)
Ground clearance150 mm (5.9 inches)
Other specifications
Color optionsBlack
StarterElectric & kick

Come informazioni aggiuntive vi posso dire che le valvole sono due per cilindro, perciò 4 in totale, il serbatoio è da 14 litri. La velocità massima è stimata tra i 115 e i 120 km/h, prestazioni più che giuste per una custom di questo genere. Le sue chicche erano il motore bicilindrico a V per quanto tranquillo, ma che garantiva consumi molto parchi. Le finiture e le cromature non erano per niente male, degne delle 250 giapponesi in circolazione in quel periodo e il sound non era affatto male. Le sue dimensioni accoglievano anche i più alti e la linea stile Softail era semplicemente accattivante. 




Innumerevoli sono stati i customizing di questo modello, molto belli e molto ben realizzati che fanno capire che questo modello ha avuto il suo seguito, ma purtroppo qui in Italia non è stata capita. Il motivo principale della sua sfortuna è stato il periodo in cui uscì sul mercato, un periodo meraviglioso che però non ne voleva sapere dell'oriente. chissà se ora cambierete idea?

































lunedì 10 ottobre 2022

Un omaggio a Phil Read: una leggenda indimenticabile.

Un omaggio a Phil Read: una leggenda indimenticabile.

Read sulla Moto Morini


Read su Norton

L'ispiratore Geoffrey Duke


Qualche giorno fa, precisamente il 6 ottobre, Phil Read, è venuto a mancare uno dei piloti più rappresentativi della storia del Motomondiale. 

Vincitore di 7 titoli e Ammiratore di Geoff Duke, i primi successi che lo fecero conoscere nel mondo del motociclismo vennero ottenuti nelle gare del Manx Grand Prix, la gara che si svolge sull'Isola di Man e che può essere considerata l'alternativa del Tourist Trophy destinata ai piloti privati.
Vicecampione nazionale per la classe 500 nel 1960 alle spalle di Mike Hailwood, l'anno seguente decise di partecipare al motomondiale correndo nella classe 125 con una EMC e utilizzando una Norton nella classe 500 e nella classe 350, proprio in quest'ultima classe ottenne la prima vittoria in un Gran Premio di motociclismo, per la precisione nel Tourist Trophy. Dopo vari cambi di scuderie (Yamaha, Gilera) e di categorie Read tornò al successo nel 1964, anno in cui con la Yamaha divenne campione della classe 250 a seguito di 5 vittorie e 46 punti iridati, e nelle stessa stagione vinse anche il Gran Premio motociclistico dell'Ulster nella classe regina. Erano anni di un motociclismo diverso. Meno professionistico ma più viscerale. Non era infrequente che i piloti partecipassero a più classi nella stessa giornata. Lo stesso Phil correrà in ben 4 classi contemporaneamente nel 1963 e 1964: 125, 250, 350 e 500. Misure, prestazioni, traiettorie, riferimenti e setup completamente diversi. 

Nel motomondiale 1965 bissò il titolo dell'anno precedente nella 250 (sette vittorie ottenute negli Stati Uniti, Germania, Spagna, Francia, Paesi Bassi, Cecoslovacchia e Ulster) e vinse anche una corsa, ancora il Tourist Trophy, nella 125. Ancora nella stagione 1967 il britannico fu secondo nella quarto di litro dopo Hailwood (campione perché poteva vantare una vittoria in più di Read pur a parità di punti) e vicecampione della ottavo di litro con 40 punti, dietro solo al connazionale Bill Ivy.
Nel 1968 gli riuscì l'ambita e tanto cercata doppietta 125-250. Pilota molto esperto e competitivo, vinse un altro titolo mondiale della 250 in sella a una Yamaha nel 1971, frutto di tre successi e 73 punti iridati. Nello stesso anno tornò nella 500 con la Ducati per poi correre più stabilmente in top class con la MV Agusta, che lo ingaggiò come gregario di Giacomo Agostini, ruolo che Read rifiutò: nacque così il grande attrito tra i due campioni.
Nel 1973 fu campione del mondo nella classe 500 con tre successi (in Germania, Paesi Bassi e Svezia) e 69 punti raggranellati nella classifica finale. L'entusiasmante trionfo fu bissato anche nella stagione seguente ma non nel 1975, annata in cui nonostante i primi posti ottenuti nel Gran Premio del Belgio e nel Gran Premio di Cecoslovacchia fu distante dal grande "Ago" di soli otto punti (84 l'italiano, 76 l'inglese).
Nel 1976 corse ancora nella mezzo litro con la Suzuki, disputando tuttavia solo i primi tre Gran Premi in cui ottenne un secondo posto, un terzo posto e un ritiro. Nel 1977 passò alla Honda, con cui vinse alla guida di una motocicletta di grossa cilindrata il Campionato del Mondo TT-F1: per questo successo non mancarono le polemiche contro la direzione di gara, che interruppe la competizione dopo quattro dei cinque giri previsti per colpa delle condizioni meteorologiche in peggioramento, quando proprio Phil Read era passato al comando dopo che alla fine del terzo giro Roger Nicholls si era fermato ai box per rifornire di benzina la sua Ducati mentre aveva un vantaggio sullo stesso Read di ben 22 secondi. In quella stessa edizione del TT ottenne anche la vittoria del Senior TT e la frattura di una clavicola durante le prove del Classic TT nel tentativo di fare una clamorosa tripletta[2]. L'ultima gara disputata da Read fu il TT 1982 all'età di 43 anni, poi si ritirò dall'agonismo: chiuse la carriera con 145 Gran Premi disputati di cui 52 vinti e 121 finiti sul podio. Ma non è finita qui. Se nel tecnico e certosino Mondiale dei prototipi non c’è più posto per Read, le strade chiuse del Tourist Trophy lo accolgono a braccia aperte. Nel 1977 vincerà nel TT-F1 e nel Senior TT. Il polo positivo delle vittorie e quello negativo degli infortuni saranno una batteria la cui corrente lo spinge al ritiro dalle gare in moto nel 1982.





Ritagliarsi un ruolo tra simili leggende non è facile, ma Phil ci riuscirà con onore.


Phil Read non era un pilota molto corretto, anzi: era aggressivo in gara, a volte sfrontato e anche indisponente con gli avversari, soprattutto Agostini. Molti sono i racconti di atteggiamenti poco educati di Read, ma nonostante ciò come ogni grande campione che si rispetti, aveva i suoi lati positivi e i suoi lati negativi e uno dei suoi lati positivi stava nella sua guida, rotonda e veloce, come solo i veri inglesi di quel periodo sapevano fare: Riposa in pace Phil Read, la tua anima è ora insieme a quella del tuo ammiratore e connazionale Geoffrey Duke e a quella del tuo rivale/amico Mike Hailwood. I tuoi 7 titoli mondiali risuoneranno in cielo come la tua MV Agusta a 4 cilindri con cui ci incantavi. 



Ho corso abbastanza, ho vinto abbastanza, mi sono fatto male abbastanza. Ne ho abbastanza”.

























100

La Storia della Bimota: L’Eccellenza Artigianale delle Moto Italiane Buongiorno Riders e appassionati! Questo è il mio 100° articolo. Anco...