mercoledì 3 gennaio 2024

La maledizione della Germania nella classe 500: un mistero inspiegabile

La maledizione della Germania nella classe Top Class: 
un mistero inspiegabile.




Buongiorno Riders e appassionati, lettori di questo blog: dopo aver parlato di Germania con Ralf Waldmann, torno a parlare della quarta nazione più forte della storia del Motomondiale: questo dato lo inserisco volutamente, poiché lo Stato Germanico per eccellenza tra Est e Ovest e in generale nella sua lunghissima storia delle due ruote ha ottenuto qualcosa come: 

309 vittorie, 969 podi e 40 Titoli mondiali. Questi numeri non sono per nulla bassi e dunque ci si aspetta grandi cose da un simile Palmarès: di fatti i tedeschi hanno trionfato nella 50, nella 80, in 125, in 250, in 350, sono andati alla grande nella Sidecar e nell'era contemporanea sono andati discretamente bene in Moto3, Moto2 e persino nella MotoE. 

Avete notato che mancano due categorie? Ebbene sì la 500 e la MotoGP. 
Queste due Top Class, rispettivamente della vecchia e nuova era hanno visto veramente pochissimi risultati e anche "pochi piloti" che hanno tentato l'assalto alle classi regine. Molti di voi si staranno chiedendo come mai quasi nessuno di loro è riuscito a trionfare e come mai i risultati sono così scarni da risultare meno forti (in questa classe di cilindrata 500/1000) rispetto ad esempio all'Olanda che conta otto vittorie nella 500 e 26 podi sempre in quest'ultima. Occorre dire che non è stato sempre così, poiché c'è stato un tempo in cui la Germania poteva contare su grandi nomi anche nella 500. 
Negli anni '20/ '30/ '40 nomi come Toni Bauhofer, Hans-Otto Butenuth, Erich Patzold e altri ancora hanno regalato grandi soddisfazioni. 

In modo particolare Georg Meier dominava gli scenari europei e Internazionali. Meier, che veniva soprannominato "il sergente di ferro", con la sua BMW 500 non solo vincerà ben 6 titoli nazionali ma nel 1938 sarà Campione Europeo della classe 500 e nel 1939 arriverà a vincere il TT Senior. 




Dopo di lui non ci si può esimere dal citare un altro baluardo della classe regina: Walter Zeller: erede del sergente di ferro Zeller e la sua BMW 500 fecero qualcosa di incredibile: 5 podi tra il 1953 e il 1957 con cui arrivò a sfiorare il Titolo Mondiale nel 1956. Un eroe privato tra l'altro di un tesoro enorme; nel 1953, anno per lui del debutto, vinse la gara di casa allo Schottenring, ma a causa della pericolosità del circuito quella vittoria straordinaria gli venne annullata. Dopo Zeller la Germania non ebbe più prestazioni di così alto livello, anche se qualche temerario fece qualche podio. Nomi come quelli di Ernst Hiller, Karl Hoppe, Hans-Gunther Jager, Walter Scheimann per concludere con Dieter Braun e Michael Rudroff nel 1989. Quest'ultimo fu l'ultimo germanico a fare podio in 500 nella storia. 






Per vedere un'altra vittoria dopo quella "ottenuta" da Zeller occorrerà attendere il 1974, in cui Edmund Czihak vincerà davanti a Hellmut Kassner e Walter Kaletsch il GP  di Germania. 
E in MotoGP? Qui tra il 2002 e il 2023 solo tre piloti vengono ricordati: il primo: Alexander Hofmann, promessa del motociclismo mai sbocciata, a seguire Stefan Bradl e Jonas Folger, che hanno l'onore di essere arrivati entrambi una volta a podio, con un 7° posto per il primo nel 2013 e un  10° posto per il secondo nel 2017 come uniche soddisfazioni. 
Il mistero dunque si infittisce: perché non brillano i tedeschi in Top Class? Le risposte possono essere molteplici. 
La BMW e gli altri marchi tedeschi come la DKW e la Horex non riuscivano molto probabilmente a essere competitive, la stessa MZ o Muz non riuscì a imporsi se non con due Pole. Dopo Zeller il ricambio di giovani pronti ad approdare nella grande categoria non era sufficiente e i pochi podi arrivavano da quarantenni (non scherzo). I team tedeschi investivano tutto nelle classi più piccole e i grandi nomi, quelli più celebri arrivavano dalle piccole cilindrate, soprattutto dalla 125 e 250, dove la NSU e altri marchi come Adler, DKW ed MZ avevano trovato la chiave di volta. Questo ha dunque portato la nazione in sé a essere scoraggiata nel compiere il grande salto con i pochi nomi che provavano a fare qualcosa. Bradl e Folger sono state due eccezioni in mezzo a una moria più unica che rara; un'altra ragione può essere l'avversione all'individualismo; pensate a questo: se il problema era la cilindrata 500 i Sidecar possedevano lo stesso motore che addirittura vennero portati a 600cc, ma nei Sidecar la guida era di coppia ed ecco allora che la collaborazione in quel caso faceva sì che fossero efficaci in quella categoria. 





































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